Stone Sour – Recensione: Stone Sour

Contemporaneamente all’uscita dei Murderdolls di Joey Jordison è disponibile nei negozi anche il debutto degli Stone Sour, creatura di Corey Taylor che degli stessi Slipknot è il cantante. Il disco si presente come il consueto barrage nu-metallico, meno frenetico e assai meno estremo degli Slipknot ma quantomeno non eccessivamente ruffiano: c’è meno velocità, il suono è meno saturo, le urla meno belluine. Purtroppo però non siamo davanti a quello che si possa considerare un grande disco: il senso melodico è presente ma non abbastanza spiccato da colpire, le parti chitarristiche nascondono la propria povertà e scarsa efficacia dietro una produzione perfetta ma freddissima e meccanica, il disco finisce per scorrere dietro un vetro, innocuo e distante. Non si può negare che ‘Get Inside’ o ‘Bother’ possiedano dei numeri positivi, ma la domanda è, a questo punto: chi può impressionare un disco del genere? Può avere un senso la sua esistenza al di fuori dell’ingombrante ombra degli Slipknot? Ovvero: chi al di là dei fan sfegatati del gruppo di ‘Iowa’ potrebbe trovare interessanti gli Stone Sour? Sempre col massimo rispetto, ma la risposta tende pericolosamente a “nessuno”.

Voto recensore
5
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2002

Tracklist:

Get Inside

Orchids

Cold Reader

Blotter

Choose

Monolith

Inhale

Bother

Blue Study

Take A Number

Idle Hands

Tumult

Omega


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