Tears Of Anger – Recensione: Still Alive

Seppur composta da musicisti con anni di esperienza alle spalle Tears Of Anger è di fatto una nuova band, proveniente dalla Svezia, da inserire nel filone metal melodico dalle sfumature progressive. Un mix di influenze Malmsteeniane e standard classici del genere, codificati dai vari Symphony X, Kenziner, Dream Theater (qui ripresi fedelmente in alcuni passaggi strumentali), etc… con una marcata propensione al ritornello hard-rock anni ottanta (Pretty Maids, primi Europe, Harem Scarem tra gli altri) e qualche inflessione vocale che rimanda la drammaticità dei progetti legati al superbo Jorn Lande. Se preso come tributo a tali sonorità ‘Still Alive’ risulta un competente compendio di melodia e esplosività hard arricchito di elementi dark ed epici, ma purtroppo (?!) stiamo parlando di una band di musicisti dalla grande preparazione e ci parrebbe quasi irriverente lasciar passare sotto silenzio una così evidente mancanza di originalità. Non è infatti possibile evitare di notare come ogni singola traccia sia pervasa da un sentore di deja-vu assolutamente inaccettabile, al limite del plagio delle band citate sopra. Certamente la cosa viene fatta in modo il meno plateale possibile, mischiando gli elementi con abilità, ma siamo certi che con un po’ di pazienza si riuscirebbe ad andare a ricostruire ogni singolo passaggio assemblandolo da dischi che abbiamo già in casa. Con tutto il rispetto per il grande talento messo in mostra dai singoli (o forse proprio per questo) ci sembra il caso di pretendere qualcosa di più per saziare la nostra voglia di musica.

Voto recensore
5
Etichetta: Lion Music / Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. The Awakening
02. Still Alive
03. Afraid Of The Dark
04. Sword Of Sorrow
05. Nightmare
06. Moment Of Truth
07. Revenge Will Come
08. Watch Me Run
09. Walk Away
10. Kings Call
11. Who I Am

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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