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Blackfield: Intervista a Steven & Aviv

Con colpevole ritardo vi presentiamo quanto aveva detto il duo Steven Wilson/Aviv Geffen, in arte Blackfield, in una breve conferenza stampa per tutte le testate giornalistiche (della carta stampata e del web) a poche ore dallo show milanese che li avrebbe visti protagonisti sul palco dell’Alcatraz insieme alle giovani promesse Pure Reason Revolution.

Salve ragazzi, facciamo innanzitutto una piccola introduzione: potreste dirci come è nato il progetto Blackfield, soprattutto per chi non ha mai sentito parlare di voi ed inoltre introdurci il vostro secondo album?

Steven: I Blackfield sono qualcosa di diverso rispetto alle mie altre produzioni, soprattutto perché ci focalizziamo nel creare canzoni pop di tre minuti circa, dallo stile molto sofisticato e che cerchiamo comunque di portare ad un livello più alto. Riguardo il nostro nuovo album avevamo già in mente come plasmarlo: è più lineare in confronto al precedente, perché abbiamo composto i brani senza avere qualcosa di preciso in mente. Per questo abbiamo anche formato una line-up e ormai ci sentiamo una band a tutti gli effetti. Credo che le nostre canzoni abbiano un buon appeal commerciale…

Aviv, qual è la cosa che ti piace di più nelle vostre canzoni?

Aviv: Vengo da Israele, una terra ricca di spiritualità, di simboli…adoro aggiungere un po’ della mia cultura all’interno dei testi dei nostri brani. Attualmente stiamo già scrivendo il materiale per il terzo album e Steven tornerà in Israele dopo i suoi impegni coi Porcupine Tree per trovare altri spunti interessanti.

Alcuni pezzi di ‘Blackfield II’ erano già stati proposti in sede live durante il vostro primo tour: da allora, fino al processo di registrazione, quelle canzoni sono cambiate in qualche modo?

Steven: Quali avevamo suonato?…’Where Is My Love?’…sicuramente ‘Epidemic’…se sono cambiate? A dire il vero no, sono rimaste uguali, abbiamo voluto mantenere una certa fedeltà a ciò che abbiamo proposto al pubblico.

Steven, con i Blackfield hai voluto sperimentare qualcosa che non hai potuto fare con i Porcupine Tree?

Steven: A dir la verità no, la musica dei Porcupine Tree è spesso anche malinconica, dark…un artista lavora con il suo subconscio e soprattutto con il proprio stile: è un processo particolare, che viene da dentro e lascia fluire tutte le emozioni, non è mai intenzionale. Io scrivo maggiormente testi che riguardano disturbi mentali, la negatività, la tristezza, rabbia…sono tutti argomenti ricollegabili; per me il songwriting è una specie di esorcismo…comunque devo anche dire che i testi che generalmente riguardano la felicità, le cose positive, il sole e cose simili…per me sono alquanto inquietanti e depressivi, semplicemente perchè trovo che i testi che riguardano esperienze negative della vita siano quelli più realistici.

Ed allora rimanendo sui testi c’è qualche connessione tra i testi che scrivi per i Porcupine Tree e quelli per i Blackfield?

Steven: Penso debba esserci. La produzione è completamente diversa e lo stesso vale per le parole utilizzate e gli argomenti: le canzoni dei Blackfield puoi ascoltarle e riascoltarle tante volte e trovare una parte di loro diversa ogni volta; sono canzoni che parlano di relazioni umane, d’amore…nascono anche in un modo molto più naturale, sono sentimenti che lascio fluire su carta.

Aviv: Vorrei aggiungere che alcuni testi riguardano anche temi religiosi, come ‘End Of The World’ l’ultima canzone del nuovo album: parla di Dio. Beh, sapete cosa vi dico…io non credo in Dio…credo che sia solo merda! Io credo nella musica. Per questo ci sono molti argomenti che i Porcupine Tree non tratterebbero mai.

Da dove proviene il nome della band?

Steven: Semplicemente dalla canzone omonima che ho composto per il primo CD: ci piace il suono e basta!

Trattate spesso la malinconia, l’amore e sentimenti collegati ad essi…non avete paura di perdere l’ispirazione? Oppure pensate che sarete sempre in grado di comporre testi del genere senza essere mai monotoni oppure non saper più usare le parole giuste?

Steven: Ne ho sempre paura…costantemente! Con i Porcupine Tree abbiamo abbandonato l’odio e abbiamo optato per testi ironici…non perchè non andassero bene certi tipi di testi, semplicemente per la voglia di cambiare, perchè ‘quello l’hai già fatto nel disco precedente.

Puoi spiegarci il significato della cover di ‘Blackfield II’?

Steven: E’ molto bella, colpisce non appena la guardi: dà l’idea di quello che sono i Blackfield; questa scritta così grossa, bella, definita, in mezzo a quella desolazione. Come se fosse una grossa pietra che emerge da una rovina.

Potete dirci qualcosa a proposito del vostro incontro?

Aviv: Ho ascoltato un CD di Steven qualche anno fa…mi recai a Londra ad incontrarlo ed ero convinto di voler suonare con lui; cominciammo a parlarne e buttammo giù le prime idee per quello che sarebbe stato ‘Blackfield’ qualche tempo dopo…Steven ha composto i testi e qualche sample, così abbiamo cominciato a registrare…è stato tutto molto naturale…è come se Gilmour avesse trovato il suo Waters, una grande combinazione: belle canzoni e grande produzione.

E per quanto riguarda la tua esperienza, Steven?

Steven: La prima volta che visitai Israele ne rimasi molto affascinato…e mi innamorai di una ragazza …quindi avevo una scusa per ritornarci. E da lì il progetto Blackfield cominciò a concretizzarsi. Nello stesso periodo ho visitato tanti di quei posti, conosciuto tante culture e persone, spesso l’opposto di quella della mia terra, l’Inghilterra, anche dal punto di vista ambientale. I tramonti sono eterni, il clima è stupendo e il cibo è ottimo, inoltre lì c’è davvero gente che vive con passione, ama chi ha intorno…e tutto ciò è davvero strano per una persona che viene da un paese come freddo come il Regno Unito.

Steven, in termini di tempo materiale, hai difficoltà nel creare musica per i tuoi progetti e produrne dell’altra per altre band?

Steven: Diventa davvero sempre più difficile. Negli ultimi due anni ho smesso di produrre musica per altri gruppi, ho davvero poco tempo. Adoro fare il produttore, ma quando la tua band principale comincia ad essere conosciuta in ambito mondiale, devi darti da fare con la promozione e impegni correlati…purtroppo è il prezzo da pagare per i propri successi.

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