Stephen Crane – Recensione: Kicks

Già attivo alla fine degli anni settanta con i Baby, a Stephen Crane la major MCA diede la possibilità di debuttare in forma solista nel 1984 con la pubblicazione di “Kicks”, album al quale collaborarono Steve Lukather e Jeff Porcaro dei Toto, nonché una moltitudine di chitarristi ospiti. Rimasterizzato e reso disponibile per la prima volta su CD, in sole cinquecento copie, “Kicks” è un disco ritenuto ingiustamente ignorato dai fan e dall’industria discografica, al quale l’operazione di AOR Heaven sembrerebbe oggi voler rendere una qualche forma di giustizia. Per quanto le sorti di un album siano spesso affidate ad un complesso ed imprevedibile sistema di sliding doors, la speranza umana è che il cerchio – anche solo quello di un riconoscimento a posteriori, se non postumo – finisca sempre con il chiudersi, prima o poi: se con Crane questo non è avvenuto, nonostante le collaborazioni eccellenti delle quali questo esordio ha potuto godere, il dubbio che qualcosa sia andato storto finisce con l’affiorare. A pensar male si fa peccato ma ogni tanto ci si azzecca, diceva un politico di lungo corso. Il fatto che “Kicks” rimanga consigliato ai fan dei Toto, almeno quelli che hanno voglia di ascoltare i Toto non suonati dai Toto, sembrerebbe anticipare le caratteristiche del disco. In realtà della band statunitense questo lavoro ripropone solo alcune piacevoli melodie, perché accostare il resto sarebbe – purtroppo – poco appropriato.

Diciamolo subito: nonostante il coinvolgimento di una major e di tanti musicisti di fama, “Kicks” è un prodotto che pare realizzato in economia, composto meccanicamente come si fa con un demo che deve assolvere ad una funzione semplice, conoscitiva, utilitaria. La povertà dei suoni, unita ad una sostanziale assenza di tatto e “produzione”, costringono ad una valutazione astratta, tesa a considerare cosa Crane avrebbe potuto mettere insieme con più tempo, o semplicemente più risorse. Il suo rock non mancava comunque di mordente: “Joanna” è ancora oggi intensa e pimpante, “Back On My Feet Again” gode di una interpretazione evidentemente sentita mentre “All My Love” è una ballad già sentita milioni di volte, ma comunque piacevole e conciliante finchè dura. Quello che accomuna anche le tracce più riuscite, però, è l’affidarsi all’unico strumento veramente ispirato – ovvero la voce di Crane – per sopperire alla desolante mancanza del tutto: se infatti si escludono gli assoli di chitarra, il disco è infarcito di cantato e vocalizzi, che se da un lato restituiscono un cantante in forma graffiante, dall’altro finiscono per creare una saturazione non sempre piacevole. Per quanto non ne costituisca il solo aspetto rilevante, penso che AOR e pulizia dei suoni siano un binomio collaudato, con un senso: se questo rock ambiva a suonare maturo, limato e confezionato con cura, l’aspetto tecnico avrebbe dovuto già da allora giovarsi di una cura profonda, totale, minuziosa. Su “Kicks” invece ci sono brani irrimediabilmente compromessi dalla sostanziale mancanza di produzione: “Victim Of Love” è tra le cose migliori e peggiori allo stesso tempo, per la confusione con la quale le sue tracce sono state assemblate, mentre “I Can’t Wait” avrebbe contenuto una bella e classicheggiante anima rock, se solo i suoi elementi fossero stati un poco più reali, brillanti e tangibili. “I’ll Take Care Of You” invece si salva, perché è proprio come i Police di Zenyatta Mondatta l’avrebbero registrata nel 1980.

Accostare questo disco a tratti dissonante e privo di sfumature ad un qualsiasi lavoro dei Toto è un po’ come sostenere che viaggiare in una vecchia Seat Marbella o su di una fiammante Ferrari 308 GTS (quella di Magnum P.I.) sono più o meno la stessa cosa, purchè entrambe siano dirette verso la stessa destinazione. Un confronto ingiusto ed ingeneroso che, seppure formulato per avvicinare due poli così lontani, espone ad un paragone impossibile da sostenere. Se anche le intenzioni alla base di questo progetto potevano essere delle migliori, le risorse messe in campo per scriverlo e realizzarlo hanno forse imposto delle limitazioni che lo hanno reso un’occasione lontana e mancata: pur non raggiungendo i livelli (bassi) di un Jesse Damon, “Kicks” è un disco che avrebbe potuto trasformarsi in un progetto interessante, magari optando per una presa diretta in forma semi-acustica, se solo qualcuno non avesse deciso di accorciare il viaggio di Crane facendolo scendere alla fermata sbagliata.

Etichetta: Aor Heaven

Anno: 2021

Tracklist: 01. Headed For A Heartbreak 02. Joanne 03. Kicks 04. All My Love 05. Victim Of Love 06. I can’t Wait 07. Back On My Feet Again 08. I’ll Take Care Of You 09. Sooner Or Later 10. Crying Don’t Look Good On You
Sito Web: facebook.com/Stephen-Crane-938376282935270

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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