U.D.O. – Recensione: Steelhammer

Del grande Udo va apprezzato in primo luogo la costanza: dopo anni rimane ancora infatti uno dei pochi a rimettersi in gioco con continuità sul mercato discografico, riuscendo forse solo in parte a mantenere standard di alto livello, ma anche evitando vere e proprio toppate clamorose.

In questa logica un album come “Steelhammer” appare quasi sorprendente, non tanto per le scelte stilistiche, perfettamente in linea con quella che la carriera del nostro già racconta, ma per la qualità media davvero buona dei brani inclusi.

Senza clamori e svolte la band U.D.O. Ci propone un lavoro eccellente, che spazia tra le sonorità più classicamente metalliche della title track e di “Metal Machine”, fino al mid-tempo power “A Cry For A Nation”, alla ballata “Heavy Rain” e alle immancabili anthem song come “Basta Ya” (cantata in spagnolo) e la digital metal e modernista “Devil’s Bite”. Il tutto viene molto ben curato in fatto di suoni e altrettanto ben condito da assoli efficaci e ritornelli azzeccati. Insomma, già il bilancio appare più che positivo a metà disco, ma se per il resto vi aspettate un calo marcato, non avete fatto i conti con la tenacia, la passione e il duro lavoro che un’icona come Udo mette nella propria musica.

“Deathrider” è ancora metallo graffiante e incalzante, “King Of Mean” saltella brillante come un pesce appena liberato dall’amo e “Timekeeper” è uno di quei brani che fa battere testa e piedi all’unisono senza che nemmeno ve ne rendiate conto.

Il finale ci riserva ancora belle canzoni come la melodica semi-ballata “Never Cross My Way”, il roccioso mid tempo da manuale “Take My Medicine” (classico riffone, più ritornello aperto, ma funziona sempre…) e la super-metal fin dal titolo “Stay True”.

Curiosa invece la chiusura affidata alla stravagante “Book Of Faith”: brano caratterizzato da arpeggi suadenti, crescendo sinfonico, atmosfere sinistre e una cantato interpretativo e a tratti stridente. Senza dubbio è il brano più originale del lotto e per noi uno dei più riusciti.

Certamente chi ne ha abbastanza di classic metal e affini non troverà modo di ricredersi grazie a “Steelhammer”, ma non di meno siamo di fronte ad un lavoro riuscito che farà la gioia dei fan storici e di quelli più recenti. Rise up the hammer of steel and shout!!!

Voto recensore
8
Etichetta: AFM Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Steelhammer
02. A Cry Of A Nation
03. Metal Machine
04. Basta Ya
05. Heavy Rain
06. Devil’s Bite
07. Death Ride
08. King Of Mean
09. Time Keeper
10. Never Cross My Way
11. Take My Medicine
12. Stay True
13. When Love Becomes A Lie
14. Book Of Faith


Sito Web: https://www.facebook.com/udoonline

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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