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Arsis – Recensione: Starve For The Devil

E bravi i nuovi Arsis! Una band rinnovata, non tanto per i prevedibili avvicendamenti a fianco ai due membri storici, ovvero il chitarrista James Malone e il batterista Mike Van Dyne, ma più che altro per la decisa svolta stilistica verso un sound ancora più melodico e accattivante. Una scelta “commerciale” che scontenterà molti dei fan del primo periodo, ma che non manca di centrare l’obiettivo preposto. I brani di “Starve For The Devil” sono infatti scattanti, dinamici e sufficientemente tecnici, pur risultando facilmente assimilabili ed estremamente metallici nell’anima. L’intenzione della band sembra quella di affiancare una visione più moderna e “densa” al classico e pacchiano metal del tempo che fu: ne esce un disco terribilmente divertente e spaccone, che farà sicuramente saltare di gioia gli amanti del melodic death metal di band come Arch Enemy e Children Of Bodom, ma anche chi apprezza lo speed di Rage e Annihilator. Molto spazio è infatti concesso alle chitarre, impegnate a macinare riff e assoli, o giocare con armonie sempre ben concepite e seducenti (anche se a volte fin troppo prevedibili). Una band che ha perso certamente qualcosa in serietà formale, ma ha guadagnato in sfrontatezza, finendo per incarnare con più efficacia il concetto astratto di “heavy metal”. L’unico appunto negativo lo rileviamo nella scelta di mantenere un’impostazione vocale costantemente death oriented che impedisce un ulteriore passo verso lo sfruttamento pieno della musicalità dei brani. Un coraggio, quello di rinunciare ad un scream spesso anonimo a favore di un cantato vero e proprio, che nessuna (o quasi) delle band nate in contesto estremo ha ancora avuto. E se invece fosse il modo giusto per aprire nuovi scenari e creare qualcosa di meno scontato? Meditate gente, meditate.

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