Metallus.it

Starkill – Recensione: Shadow Sleep

“Shadow Sleep” è il terzo album degli Starkill ed arriva dopo “Fires Of Life” (2013) “Virus Of The Mind”, due lavori che rappresentano oggi l’ideale inizio carriera per la band statunitense. Il sound proposto dai nostri è un death melodico molto tecnico in cui si innestano sezioni power e sinfoniche a cura di Parker Jameson, chitarrista, tastierista e singer in growl. A rendere ancor più easy ed immediate alcune tracce contribuisce l’ospite Sarah Lynn che con la sua voce angelica ribalta totalmente il growl cavernoso di Parker.

L’apertura è detatta da “Walk Through Fire” e “Burn Your World”, coppia di song molto veloci e colme di virtuosismi in cui possono mettersi in luce soprattutto i chitarristi Tony Keathley ed il già citato Jameson; in ogni caso, soprattutto nell’opener, anche il batterista Spencer Weidner sfoggia una tecnica ed un’aggressività esecutiva che colpisce immediatamente.

Grazie a “Through The Darkness” il registro all’album cambia totalmente; il cantato è affidato quasi totalmente all’ugola fatata di Sarah per una song dal gusto power/neoclassico in cui le chitarre sono ancora a farla da padrone.

Queste sono le varianti più evidenti del lavoro che passa dalle sfuriate di “Captive Of Night” e “Shadow Sleep” alle melodie profonde e drammatiche di pezzi come “Ruin” ola rallentata “Piece Of Paradise” (qui c’è anche un goccio di gothic) in cui la voce di Sarah Lynn ammalia.

Song interessante è anche “Cloudless”, ammantata di una vena malinconica (largo uso di tastiere) in cui la parte di voce pulita nel refrain è affidata al secondo chitarrista Tony Keathley.

Citiamo ancora la neoclassica “Into The Grey” in cui i due chitarristi fanno sfoggio il tutto il loro virtuosismo.

Continuando l’ascolto dell’album emergono però anche alcune importanti aspetti negativi; spesso l’estrema varietà porta a tratti ad appiattire un pezzo sull’altro e la voce in growl è troppo esagerata e stacca spesso in modo sgradevole rispetto agli altri singer.

La seconda parte del CD è meno brillante rispetto al primo e tutto sommato quasi noiosa.

Aggiungiamo che i testi del gruppo sono di carattere introspettivo e trovano la loro giusta espressione nella cover realizzata da Gustavo Sazes (che ha già lavorato con Arch Enemy, Kamelot, Firewind).

“Shadow Sleep” è quindi un lavoro appena passabile per chi ama questo connubio di violenza, tecnica e melodia.

Exit mobile version