Neil Zaza – Recensione: Staring At The Sun

Un album di chitarra rock. Di quelli strumentali, con il protagonista che ha trascorso anni studiando ore e ore nella sua cameretta. Di quelli che appena nomini il genere all’ascoltatore medio, quello ti toglie il saluto.

Magari con qualche ragione, visto che spesso, anche nei casi migliori, si tratta di operazioni ‘per musicisti’ che si degnano di concedere poco ai non iniziati.

Ogni tanto però saltano fuori album come questo ‘Staring At The Sun’, l’equazione si ribalta e la musica per chitarra diventa chitarra per la musica.

Niente di contorto per il solo gusto di dimostrare che qui si ha a che fare con l’Arte: solo buone canzoni che usano grandi melodie ed arrangiamenti eleganti, dal taglio spesso cinematografico, senza abbandonarsi per un secondo all’autocompiacimento.

Parte il disco ed un normale quattro quarti diventa un groove enorme (la sezione ritmica è formata dal fuoriclasse Steve Smith alla batteria e dal basso di Ross Valory, entrambi Journey o ex tali), con tastiere pompose e pennate boogie sovrastate da un tema immediatamente memorizzabile. Roba da farti dimenticare che non c’è nessuno a strillare dietro al microfono.

Segue ‘Lift’ ed è già tempo di un’altra splendida melodia cantabile su una sorta di A.O.R. strumentale (dire ‘alla Journey’ è fin troppo facile, visti i protagonisti) tanto limpido e arioso da far sorridere di soddisfazione.

Con ‘Lost In Your Dream’ arriva il primo squarcio romantico in cui gli archi sono da avvolgente colonna sonora, mentre ‘Zen, Karma, And Other Good Things’ si sbizzarrisce con gioia sulle atmosfere orientali evocate dal titolo, mantenendo l’attitudine rock di fondo.

Ti aspetti un calo di qualità, prima o poi, invece tra la fusion languidamente ottantiana di ‘The Wonder Of You’ ed i riffoni intricati cari ai Liquid Tension Experiment che innervano ‘New, New Math’, Neil Zaza dimostra di conoscere a fondo gli idiomi sviluppati negli ultimi venti anni di chitarra rock e di volerli usare per sviluppare un discorso musicale compiuto e fruibile da tutti, piuttosto che rivolto alla ristretta cerchia degli aspiranti guitar hero.

Tutti i pezzi, è fondamentale sottolinearlo, sono di valore in virtù di dinamiche, suoni, e strutture ben al di sopra della media di proposte simili.

Semplicemente e sinceramente belli, capaci di mettere insieme senza apparente forzatura uno slide blues e citazioni della Nona Sinfonia di Beethoven in ‘Fargo’ o di far coesistere malinconia, speranza e grandeur sinfonica in ‘Angel’ senza cadere nella retorica.

Se di Satriani apprezzate il gusto per la melodia rock e di Vai la propensione per le orchestrazioni stratificate ma di entrambi digerite poco le esasperazioni tecniche, questo è il disco che fa per voi.

P.S.

‘Staring At The Sun’ è uscito originariamente alcuni anni fa, ma solo adesso viene reso disponibile in edizione europea: decisamente meglio tardi che mai.

Voto recensore
8
Etichetta: Mascot / Edel

Anno: 2004

Tracklist: 01.I Spy
02.Lift
03.Lost In Your Dream
04.Zen. Karma, And Other Good Things
05.The Wonder Of You
06.New, New Math
07.Rain
08.Every Thought
09.Baking@350 Degrees
10.Fargo
11.Angel
12.Definition
13.Purple Rain

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi