Turisas – Recensione: Stand Up And Fight

Avevo sottovalutato e catalogato i Turisas troppo frettolosamente tra lo stuolo di band pacchiane e sopra le righe di battle folk metal. Invece con questo terzo lavoro, “Stan Up And Fight”, i finnici mi hanno piacevolmente sorpreso compiendo un notevole salto di qualità a livello di songwriting e buttandosi a capofitto su un Hollywood Metal pomposo ed orchestrale, con arrangiamenti strabilianti da far rabbrividire Rhapsody Of Fire e compagnia. Il recensore diffidente fa quindi ammenda e condivide con soddisfazione questo lavoro confezionato con grande professionalità insieme ai fan dei Turisas, ma non solo.

 Il lato più folk della band viene quasi totalmente abbandonato, in favore di innesti epici addirittura roboanti, come nella pomposa e trascinante opener “The March Of Varangian Guard”. Ciò che stupisce di “Stand Up And Fight” è la maniacale ed estrema cura nei particolari, nei controcanti, negli arrangiamenti, come se i Turisas fossero andati a lezione da Therion e Blind Guardian, carpendone i più nascosti segreti e facendoli propri con innata personalità. Basti ascoltare l’intro di “Take The Day”, un concentrato di regale magniloquenza ed ideale colonna sonora di un film avventuroso di cappa e spada. Qualche rimando ai furiosi esordi lo ritroviamo nella divertente “Hunting Pirates”, ma si tratta di un cadeau per i fan di vecchia data, perché la title track ritorna a cavalcare momenti di epicità manowariana. Certo, fra squilli di trombe, bordate di archi, cori marziali, si rischia di perdere il filo, faticando a trovare le idee che legano i brani di “Stand Up And Fight”. E sta tutto qui il limite del terzo disco dei Turisas, che ammalia al primo play, ma sulla lunga distanza potrebbe risultare stucchevole e, stringi stringi, lasciare poco agli ascoltatori più intransigenti e con l’orecchio allenato.

Se in futuro i finnici riusciranno a coniugare la potenza gutturale, la raffinatezza degli arrangiamenti e i riff chitarristici intricati della complessa “End Of An Empire”, allora i sovrani del genere dovranno sicuramente guardarsi le spalle.

Ciak, si gira.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media

Anno: 2011

Tracklist:

01.  The Battle Of The Varangian Guard

02.  Take The Day!

03.  Hunting Pirates

04.  Venetoi! Prasinoi!

05.  Stand Up And Fight

06.  The Great Escape

07.  Fear The Fear

08.  End Of An Empire

09. The Bosphorus Freezes Over


alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Roberto

    A parte il lato estetico che io reputo fra i migliori in circolazione, tra le tante carnevalate che girano sui palchi, i Turisas, anche il lato musicale fa un buonissimo effetto, come diceanche la recensione che qui ho appena letto.
    Questo symphonic metal pseudo-Rhpsody of Fire, è leggermente troppo lineare, ma possiede ottima carica e interessantissimi spunti. Oltre l’atteggiamento da colonna sonora troviamo veri brani metal e quindi realizzati con quella caratteristica costruttiva che rende ogni brano dignitoso di per se stesso (la colonna sonora spesso si perde nel descrittivo fuori di se).
    TAKE THE DAY imperversa potente e raffinata, in uno stile alla Manowar, con voce che passa dal tono basso allo screaming, appoggiata da cori.
    VENETOI! PRASINOI! possiede una verve allegra e danzante che si trasforma in simil-thrash, evolvendo dall’eleganza orchestrale verso una epicità dura e metallofona.
    STAND UP AND FIGHT torna al sound manowariano quando inizia con l’impatto frontale piuttosto pesante alla dolcezza pulita, orecchiabile ma non commerciale.
    THE GREAT ESCAPE è uno dei miglior brani, forse dalle caratteristiche più teatrali.
    FEAR THE FEAR possiede un pathos melanconico che genera bellezza; nonostante una batteria incisiva e una ritmica globalmente efficace, sono le voci a farla da padrona, che hanno una ampia capacità descrittiva.
    E’ un lavoro ben fatto che consiglio, ma non voglio esagerarne il valore, i Rhpsody of Fire rimangono molto più alti.

    Roberto

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