Reb Beach: “Masquerade” – Intervista

Reb Beach è indiscutibilmente uno di quegli artisti in grado da restare impresso nella memoria di una generazione. Il suo lavoro in compagnia di Kip Winger gli ha portato fama e denaro, ma ormai passati quei tempi i coriaceo Reb si dedica con passione alla sua carriera solista e dimostra di avere ancora qualcosa da dire in questo momento di stallo per il rock classico americano. Anche se la soddisfazione non è mai abbastanza…

‘Non si può mai essere completamente soddisfatti, sarebbe assurdo. Cerchi di fare del tuo meglio, ma alla fine c’è sempre qualcosa che cambieresti. Sinceramente non sono molto contento della masterizzazione finale, soprattutto la batteria poteva suonare meglio. Ed è un peccato, perché il missaggio mi sembra davvero ben riuscito. Al di là di questo sono convinto che sia veramente un buon lavoro che miscela le mie influenze classiche con un sound duro e moderno’… ‘Le canzoni evidenziano stili diversi e penso che nessuno possa dire di annoiarsi mentre ascolta il disco… non mi sono posto il problema di cosa suonare, l’importante era che l’insieme funzionasse.‘ Su qualche punto le idee sono però molto chiare…  ‘I cantanti sono una gran rottura di palle, non fanno mai quello che gli dici! Io sapevo esattamente come volevo sentire girare certe melodie e mettersi a confronto con qualcuno che avrebbe stravolto il mio lavoro mi è sembrata una perdita di tempo…’ E qualcosa bolle in pentola… ‘Lavorerò con Winger per l’estate e forse un tour per l’autunno. Spero che ‘Masquerade’ vada bene dalle vostre parti, almeno potrò venire a farmi qualche data dopo i miei impegni con i Ginger…’ Ricordi, persone, opinioni? ‘Kip Winger e Beau Hill sono le persone che più mi hanno insegnato nella vita. Ma devo dire che sono andato d’accordo con tutte le persone con cui ho lavorato fino ad oggi ed ognuna mi ha lasciato qualcosa… ‘L’album che mi ha dato maggiori soddisfazioni è sicuramente ‘Pull’ (con i Winger-nda). Abbiamo impiegato un anno a comporlo, avevamo 300,000 dollari di budget e il produttore dei Def Leppard. Tutto perfetto, non sono mai stato così orgoglioso del mio lavoro…’ ‘Se devo dire la mia sulla scena rock attuale, non posso che pensare sia assolutamente ridicola. Dove sono finiti i musicisti? C’è forse qualcuno che può competere con Van Halen in giro oggi? Non credo proprio. Penso che una band come Buck Cherry con un chitarrista con i controcoglioni potrebbe significare davvero qualcosa, ma alla fine sto ancora aspettando di sentire qualcosa che mi faccia saltare sulla sedia…’ Difficile dargli torto.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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