Hot Water Music: Intervista a Chuck Ragan

Hot Water Music da Gainsville, Florida. Escono con un’ottimo disco su Epitaph, pur non rappresentando la band-tipo che ci si aspetterebbe di trovare sul catalogo dell’etichetta di Mr. Brett Religion. Tanto per chiarire: niente capelli colorati, niente bermuda, nessuna trombetta e soprattutto testi adulti ed interessanti. Ed ancora: rock teso che vira deciso verso il punk pur senza contaminarsi, non a caso proprio i Bad Religion se li sono portati appresso in un recente tour americano. Al telefono c’è la gracchiante (neanche stesse parlando da Aldebaran!) voce di Chuck Ragan.

Chuck la prima cosa che incuriosisce è il titolo del nuovo disco, “ caution”, attenzione. Che cos’è, un’avvertimento? Contro chi o cosa?

“Potresti vederci un doppio significato. Avvertimento, non nel senso di guardarsi le spalle per fronteggiare una qualsiasi minaccia. Questo sarebbe al massimo un messaggio negativo, difendersi ad ogni costo non è costruttivo, è da psicopatici. No, il nostro avvertimento, pur non essendo l’unico tema del disco, è molto più semplice: bisogna stare attenti a vivere. Se sei a posto con ciò che fai, se sei a posto nella testa e nel cuore, allora sei già difeso da quanto di negativo ti possa capitare. In questo senso il nostro messaggio è inteso come positivo. L’altro significato di attenzione è legato alla musica che suoniamo. Ci piace l’idea che i nostri pezzi vengano ascoltati con attenzione, noi puntiamo solo parzialmente sull’impatto frenetico del punk o dell’hardcore. Suonare è importante per tutti noi, lo facciamo con passione ed impegno, sapere che le nostre capacità sono apprezzate prescindendo dall’impatto ci realizza pienamente. Infatti noi non amiamo definirci, non sappiamo indicare che genere di musica suoniamo, semplicemente suoniamo e cerchiamo di farlo al meglio. E’ solo musica.”

Anche solo da un primo ascolto il disco si presenta di ottimo livello, certamente cercate di fare, disco dopo disco, il vostro miglior lavoro. Che cosa vi aspettate da “Caution”?

“Sono sincero, “Caution” è un disco che personalmente amo moltissimo. Lo ritengo completo, l’abbiamo scritto con attenzione nonostante per la maggior parte del tempo di stesura ci trovassimo in tour. Tutta la band ci ha dedicato il massimo. Ma sono altrettanto sincero nel dirti che non mi aspetto niente. Suoneremo tantissimo dal vivo, anche grazie al supporto della Epitaph che si è rivelata come uno straordinario gruppo di persone con cui andiamo d’accordo senza alcun problema. Ormai abbiamo la nostra base di fans fedelissimi, siamo una band vera e ci troviamo con un gran bel disco come risultato di un lungo lavoro. Preferisco apprezzare e godere di più ciò che ho adesso. Tornando alla Epitaph, è stato buffo perché prima di firmare con loro ne avevamo un’immagine tipicamente west coast, una sorte di comune punk colorata a casinista. Ma quando ci siamo confrontati con loro abbiamo scoperto di avere tantisiime cose in comune, dai gusti musicali al cibo.”

Un elemento che caratterizza tutti i vostri dischi è l’artwork. Nel booklet interno di “Caution” c’è un’immagine per ogni singola pagina, ma tutte insieme sembrano raccontare una storia. E’ così?

“Si, è così, ma l’interpretazione è lasciata ad ognuno di noi. Più che una storia io ci vedo l’evolversi di un pensiero, ma è una cosa mia personale. A questo punto devo sottolineare il fatto che tutto l’artwork su “Caution” è straordinario, non solo il booklet. Sai, quando c’era il vinile uno dei piaceri maggiori, oltre all’ascolto, era rigirarsi nelle mani la copertina, leggere i testi su di una sola pagina ecc.. Adesso con il cd è fondamentale arricchire questa sorta di “contenitore” con un lavoro grafico che attiri l’attenzione di chi ascolta. Altrimenti il rischio è di mettere il dischetto nel lettore e cazzeggiare in giro: non ascolti la musica, non apprezzi l’involucro.”

Notoriamente non siete una band politicizzata, ma in questi giorni la minaccia di una guerra da parte del presidente Bush all’Iraq si fa sempre più concreta.

“Non sosteniamo minimamente Bush per un milione di motivi. La campagna in Afghanistan è stata lanciata sull’impeto emozionale post 11 settembre, tutto il Paese era mosso da un sentimento di vendetta più o meno generale. Ma adesso le cose non stanno così, non c’è nessuna guerra santa da combattere o da cui difendersi. Anzi, gli Stati Uniti hanno un piede nella recessione, la crisi economica ce la sbattono in faccia i giornali tutti i giorni, quasi a ricordarci che di guai ne abbiamo tanti. Cercare lo scontro con l’Iraq è molto “stars and stripes” ma non serve a nessun americano prima, a nessun occidentale poi. E al di là di considerazioni economiche siamo contro la guerra.”

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi