L’Impero Delle Ombre/Bud Tribe – Recensione: Split 7

Lodevole inziativa da parte della Jollyroger Records che presenta come sua prima uscita una pubblicazione attenta alle esigenze dell’underground nostrano. Una scelta che si evidenzia dal formato inusuale, ovvero lo split 7″, che riporta alla mente il periodo delle autoproduzioni e delle piccole etichette che credevano nelle band per passione pura; ma anche nel dirigere esclusivamente l’attenzione verso band che usano l’italiano per le liriche. I primi protagonisti di questa nuova avventura sono i Bud Tribe e L’Impero Delle Ombre. Due formazioni che incarnano alla perfezione lo spirito sopra descritto e ci presentano due brani dal tipico sapore hard & heavy dei bei tempi andati. Come da copione il brano presentato da L’Impero Delle Ombre si avvicina maggiormente al lato più oscuro dell’hard venato di tinte dark, mentre i Bud Tribe sparano a mille una song che sta a metà tra Puprle/Rainbow e NWOBHM. Nulla che faccia gridare veramente al miracolo, ma sicuramente il pubblico a cui un prodotto del genere è riservato non potrà che apprezzare la genuinità della proposta. Un bell’inizio che merita tutto il supporto possibile. Vi consigliamo vivamente di restate sintonizzati anche per le prossime interessanti uscite, visitando il sito http://www.jollyrogerstore.com/.

Etichetta: Jollyroger Records

Anno: 2008

Tracklist:

Dr. Franky

Starrider


Sito Web: http://www.jollyrogerstore.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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