Spite + Bodysnatcher + Boundaries + Mouth For War: Live Report della data di Milano

Giornata intensa all’insegna del mosh in questo 16 aprile al Legend Club di Milano, con un poker di band americane pronte a caricare gli spettatori per darsele di santa ragione. Risulterà infine una serata davvero divertente piena anche di prime volte, partendo dagli opener Mouth For War.

MOUTH FOR WAR

Come citato poco prima, questa è la prima volta in Italia per loro, e l’accoglienza è accompagnata da un concerto davvero ben fatto e violento. Io personalmente non li conoscevo, ma immaginavo che di sicuro non potessero suonare qualcosa di molto diverso rispetto al resto del bill, e devo ammettere che mi sono piaciuti fin dalla prima traccia, “Shattered Self”. Violenti, ritmati, break-down giusti e non melensi, con un ottimo atteggiamento sul palco, tutti ingredienti che fanno sì che la loro mezz’ora a disposizione mi porti a dondolare a tempo con le varie canzoni. Nonostante il locale debba ancora riempirsi del tutto, chi è arrivato in tempo per i Mouth For War riesce già a conquistare la zona mosh, e non la molleranno fino al termine della serata. Nel frattempo, gli americani suonano altre canzoni, come “Captivated” e “God Help Us All”, chiudendo il tutto con “Saturate Me”. Giudizio finale: promossi a pieni voti, di sicuro ora ho la scusa per ascoltarmeli più approfonditamente. 

Setlist:

01- Shattered Self
02- Roses In Place Of Your Ashes
03- Captivated
04- Under The Gun
05- God Help Us All
06- The Devil
07- Saturate Me

BOUNDARIES

La seconda band a salire sul palco è anche quella che aspetto con più trepidazione: i Boundaries. Il loro ultimo disco, “Death Is Little More”, mi ha conquistato sin dal primo ascolto, e non vedevo l’ora di poterli rivedere sul palco dopo averli conosciuti per puro caso (insieme agli Spite nda) al Never Say Die Tour del 2022. 
Con mio grande piacere battezzano il loro concerto italiano con “Easily Erased”, sicuramente una delle canzoni migliori del loro ultimo album. Suoni ben dosati e band visibilmente entusiasta di poter suonare in Italia, con il bassistas Nathan che più di una volta ci incita a farci del male, ma soprattutto ribadendo, con una risata visibile, che stasera tutta la band si sente italiana. Questa atmosfera porterà l’esibizione a essere molto coinvolgente, nonostante la sala mezza vuota del Legend Club. Seguiranno altre canzoni simbolo di questa band prese dai loro dischi precedenti; su tutte spicca “Burying Brightness“, con “My Body Is  A Cage” e “A Pale Light Lingers” ben accolte dal pubblico. L’unico elemento che stona è la voce pulita di Tim, che in diverse occasioni ha totalmente steccato, ma lo si può perdonare in quanto sicuramente più concentrato a suonare la batteria.
Per il resto esibizione perfetta, con Matt che sul microfono suda sette camice cantando con tutto sé stesso “Scars On A Soul”, “Get Out” e la finale “Heaven’s Broken Heart”. Segnatevi il nome di questa band, perché ne sentiremo parlare meglio e di più molto a breve. 

Setlist
01- Easily Erased
02- My Body Is A Cage
03- Is Survived By
04- A Pale Light Lingers
05- Burying Brightness
06- Scars On A Soul
07- Get Out
08- I’d Rather Not Say
09- Heaven’s Broken Heart

BODYSNATCHER

Altra prima volta questa sera: è infatti il primo concerto in terra tricolore per i floridiani Bodysnatcher!  Lo annunciano direttamente loro, con mia sorpresa, in quanto ero convinto che avessero già suonato in passato da noi; con loro la sala è bella gremita di persone pronte a far andare mani e gambe. Suoneranno un set di dieci canzoni, iniziando con “Wired For Destruction” e “Absolved In String And Stone”, con cui il pit risulta carico di ragazzi pieni di rabbia. Il loro stile però è quello che meno mi è piaciuto tra tutti, molto incentrato sui ritmi two-step e molto, troppo cadenzato quasi ripetitivo. De gustibus come si dice; quel che è certo è che la loro proposta è molto ben fatta, e che riesce a inglobare nel pit tantissimi convenuti, con canzoni come “Black Of My Eyes”, “Consequence” o “Take Me To Hell”, con una band precisa e suoni equilibrati. Il front-man Kyle non smette mai di esortare tutti quanti a pogare e confeziona un’ottima performance sia a livello musicale che di tempra sul palco. Chiudono il loro set con il duo devastante “Twelve/Seventeen” e il singolo “King Of The Rats” e la gente che deve essere aiutata ad alzarsi da terra per le botte prese. Non è il mio genere di deathcore preferito, ma non posso che esprimere comunque un giudizio positivo sulla loro esibizione. 

Setlist:

01- Wired For Destruction
02- Absolved In String And Stone
03- Dead Rabbit
04- Black Of My Eyes
05- Consequence
06- Take Me To Hell
07- Murder8
08- Smashed Perception
09- Twelve/Seventeen
10- King Of The Rats

SPITE

Concludiamo questa instensissima serata con gli Spite. Ero curiosissimo di poterli rivedere per due motivi: il primo motivo è l’ottimo ricordo di quel Never Say Die Tour citato poc’anzi, e il secondo è capire come si sarebbero comportati nel loro primo tour europeo da headliner.
Innanzitutto Darius già infiamma il pubblico durante il sound-check gridando dal microfono, cosa tipica sua, dopodiché è “Lords Of The Upside Down” a mettere le cose in chiaro: stasera ci si fa male, punto! Le sue gesta e le sue facce da pazzo maniaco sono il contorno perfetto per potersi immergere a pesce in canzoni come “Cave In”, “IED” o “Snap”, che possiamo raggruppare nel capitolo uno di questo concerto. Oltre a Darius, anche il resto della band si esibisce in un mix di pura rabbia e visi malvagi, che ci aiuteranno a muovere la testa senza sosta anche con “The Root Of All Evil”, “Made To Please” e la title track “Dedication To Flesh”. L’elemento principe della band è sicuramente il risultato oltremodo violento di musiche scritte in modo molto semplice, ed è proprio grazie a questo che a parer mio hanno conquistato tantissimi nuovi ascoltatori in questi ultimi due anni, cxhe provengono da diversi poli del mondo del metal. 
Precisi, coinvolgenti, spezza-ossa ma soprattutto schizofrenici: questi sono gli Spite oggi. La prestazione di Darius è oltremodo sublime, meglio di quanto ricordassi, ma soprattutto meglio di quanto potete ascoltare su disco.
Il concerto si conclude con “Death Sentence”, senza finte uscite di scena per poi rientrare sul palco. Un concerto per una band che sicuramente inizia ad essere sulla bocca di tutti e direi più che giustamente,. Come si dice in questi casi, buona la prima. 

Setlist:
01- Lords Of The Upside Down
02- Caved In
03- Some Things You Should Know
04- IED
05- Snap
06- Leeches
07- The Root Of All Evil
08- Fear
09- Made To Please
10- Dedication To Flesh
11- Kill Or Be Killed
12- Crumble
13- Despite
14- Death Sentence

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