Spirits Of Fire – Recensione: Spirits Of Fire

La nascita delle superband, ovvero di quelle formazioni caratterizzate dalla presenza di musicisti di un certo calibro, può suscitare un mix di sentimenti contrastanti. Curiosità e interesse per la proposta musicale si accompagnano al dubbio che la musica scarseggi di originalità; potrebbe serpeggiare l’idea che il progetto abbia, piuttosto, lo scopo di rilanciare la carriera dei singoli artisti partecipanti (e/o delle loro band di provenienza). Direi che, nel caso degli Spirits Of Fire, non vi siano dubbi riguardo alla genuinità delle intenzioni e alla credibilità dei musicisti coinvolti. La band è composta da Tim “Ripper” Owens (ex-Judas Priest e Iced Earth) alla voce, Chris Caffery (Savatage, Trans-Siberian Orchestra) alla chitarra, Steve DiGiorgio (Testament, Sadus, Death, Iced Earth, ecc…) al basso, Mark Zonder (ex-Fates Warning e Warlord) alla batteria e prende vita grazie all’iniziativa e all’impulso della nostrana Frontiers Musics Srl. Il debut album, dal titolo omonimo, è stato descritto dalla stessa label come un incontro tra Judas Priest e Savatage; sarebbe, tuttavia, riduttivo affermare che gli Spirits Of Fire si limitino a riproporre quanto già fatto dalle suddette band: si tratterebbe di un’operazione inutile e dalla valenza musicale alquanto discutibile. Pur constatando quanto la componente stilistica pronosticata sia effettivamente prevalente nel platter in questione, la proposta musicale dei quattro “pezzi da novanta” non risulta né scontata né banale. Il songwriting mette bene in evidenza sia le influenze dei quattro, sia il loro talento e la loro abilità nella costruzione di soluzioni personali; il disco mescola sapientemente e con grande gusto un heavy roccioso e potente, melodie ficcanti ed efficaci, elementi progressive, rimandi all’hard rock d’annata e qualche passaggio più aggressivo ed estremo al confine con il thrash/death.

L’opener “Light Speed Marching” parte sparata, mettendo in chiaro le intenzioni del combo; il riff iniziale e la ritmica serrata richiamano istintivamente “Painkiller”, ma, come già affermato, il mestiere e l’abilità dei nostri rifugge dalla facile “copiatura”, dando vita ad un pezzo tirato e potente in stile Priest, dai riff che ricordano sia i Savatage sia, nel gusto melodico, un certo hard rock dei ’70. La successiva “Temple Of The Soul” è una traccia più elaborata, dominata da un riffing catchy e un drumming vario che, tuttavia, non stravolge in maniera sensibile l’andamento ritmico del brano; nel refrain la voce di Owens ricorda (non scopiazza) Ronnie James Dio. In “All Comes Together” arpeggi dal sapore classico si mixano a reminiscenze dei primi Testament in un up-tempo abbastanza canonico, ma efficace. La titletrack “Spirits Of Fire” è il pezzo dalla struttura più ricercata. L’heavy ottantiano lascia spazio a un solo che innesca un mid-tempo hard rock robusto (immaginate i Deep Purple vitaminizzati che flirtano con i Savatage). Il brano, puntellato da bridge connotati da brevi riff infuriati in stile thrash/death (Owens riesce bene anche nello screaming), è impreziosito da un break centrale in cui si avvicendano assoli a profusione, riff accattivanti e una sezione ritmica come sempre all’altezza (non potrebbe essere altrimenti), che si districa tra passaggi duri, altri dal sapore power e suggestioni progressive (Fates Warning).

Piace questa variabilità tra le composizioni (e nelle composizioni), piace la capacità e l’umiltà dei musicisti di mettere il proprio talento a servizio del progetto, senza rischiare di indulgere in “autocompiacimenti” musicali, sempre nel tentativo (riuscito) di immettere qualcosa di personale per evitare l’effetto già sentito.

Ciò è evidente anche in brani come “It’s Everywhere”, dove la chitarra acustica dell’incipit e del finale sembra rifarsi all’alternative rock (tranne in un breve solo spagnoleggiante in fase mediana), mentre l’andamento del brano, dai toni quasi dark, rievoca gli ultimi Sentenced. “A Game” parte come una power ballad dal sapore rock/blues, piena di feeling, con un sempre ispirato Caffery alla sei corde e un ottimo Owens; basta un break a metà, però, un cambio di ritmo, per trasformare il brano in un up-tempo più aggressivo e heavy, che mantiene l’approccio sanguigno del rock. Negli ultimi minuti Caffery, Zonder e DiGiorgio si scatenano tra passaggi prog e assoli evocativi. In “Stand And Fight” ritorna lo stile degli ultimi Priest/Saxon; il brano è impreziosito da un bridge dal sapore psichedelico creato dall’atmosfera rarefatta delle tastiere e dal basso di DiGiorgio. Il riff portante di “Meet Your End” sembra essere una versione metallica di “Roadhouse Blues” dei The Doors, con un basso pulsante alla Steve Harris; successivamente si alternano passaggi alla Fates Warning e cambi di tempo nel refrain con riff stoppati. Gli Spirits Of Fire si divertono e non hanno alcun problema nel valicare confini musicali. Negli ultimi brani vi è una netta sterzata verso un sound più melodico: in “Never To Return” la band si ispira all’AOR (vengono in mente i Survivor) e lo fa con grande personalità e con un Caffery sempre sul pezzo. “The Path” sembra mantenere le stesse coordinate melodiche blues/rock del pezzo precedente, poi assume una fisionomia più dura ed elettrificata in stile Savatage, che riprende nel refrain i primi Dream Theater. Il full length si chiude con “Alone In The Darkness”, brano che incarna tutte le caratteristiche della classica ballad anni ’80, pur mantenendo l’originalità artistica dei quattro, già ampiamente illustrata. La scelta di terminare un album con un brano non propriamente “metal” è alquanto inusuale ed evidenzia la volontà di non restare prigionieri dei soliti cliché.

Spirits Of Fire” è un lavoro piacevole, che non annoia, suonato con  passione, classe sopraffina e tecnica invidiabile, supportato da una grande produzione, potente e cristallina ad opera di Roy Z (Bruce Dickinson, Halford, Tribe Of Gypsies).

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers Music Srl

Anno: 2019

Tracklist: 1. Light Speed Marching 2. Temple Of The Soul 3. All Comes Together 4. Spirits Of Fire 5. It’s Everywhere 6. A Game 7. Stand And Fight 8. Meet Your End 9. Never To Return 10. The Path 11. Alone In The Darkness
Sito Web: https://www.facebook.com/SpiritsOfFireBand/

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Prendete nota – HEAVY METAL – LA STORIA MAI RACCONTATA

    […] Metallus ha dedicato spazio, invece, agli Spirits Of Fire, nuova super band messa in piedi dal Fabio Lione statunitense, ovvero Tim “Ripper” Owens, in compagnia di mostri dello strumento quali Zonder e DiGiorgio, oltre allo storico Chris Caffery alla chitarra. https://www.metallus.it/recensioni/spirits-of-fire-recensione-spirits-of-fire/ […]

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  2. huge

    é vero che i gusti sono molto personali, ma dare 8 a sto schifo di progetto che avrà la durata di un rutto mi sembra un pò esagerato. Cmq brani insulsi senza nè capo nè coda , leggo savatage meets priest ma dove???
    Owens non ha mai cantato così male e si può tranquillamente dire che da jugulator (per me discone!) in poi non ne abbia azzeccata una. I dischi vanno fatti quando si ha qualcosa da dire e non per pagare le bollette ma ormai tutto il mondo rock/metal è diventato un business…..amen !!!!
    ah il voto ….4

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