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Consortium Project – Recensione: Species

Non è impresa facile seguire il percorso del Consortium Project, considerato che questo ambizioso progetto voluto d Ian Parry ha avuto inizio con la prima pubblicazione nel 1999. Il quinto capitolo pare sia comunque quello conclusivo; ad ogni modo, anche chi non fosse a conoscenza del concept narrato nella pentalogia di album potrà apprezzare questo lavoro. La carismatica voce di Ian Parry è uno dei tratti distintivi, ma bisogna anche tenere conto del fatto che, per garantire una degna conclusione ad un’opera che ha richiesto un smile dispendio di tempo ed energie, sono stati convocati alti nomi illustri della scena prog metal europea, come Kris Gildenlöw dei Pain Of Salvation al basso  e Casey Grillo dei Kamelot alla batteria.

I brani di “Species”, salvo qualche eccezione, marciano su terreni lenti, dove ha più importanza far risaltare gli intrecci vocali che macinare  assoli mentre il metronomo frigge. In questo senso va interpretato il gesto cavalleresco di introdurre due coriste, che avranno un ruolo primario nella maggior parte dei brani (ad esempio in “Silence Calling”), emblematico in quanto uno dei messaggi finali di Consortum Project è che le donne salveranno il mondo.  Il risalto in cui sono messe le voci attribuisce una connotazione più “epica” del solito al disco nella sua totalità, senza mai cadere comunque nel ridicolo o nel banale. “Species” è un lavoro  dalla comprensione abbastanza agevole, che può contare sull’appoggio e sulla mente creativa di un mostro sacro del genere, capace di interessare fin dal primo ascolto, grazie a quella piccola dose di pepe in più che contraddistingue l’opera di Ian Parry da sempre.

 

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