30 anni dalla creazione del Göteborg Sound: seconda parte

Dopo aver indagato le “origini del mito” nella prima parte del nostro speciale, analizziamo ora gli esordi discografici ufficiali del movimento. In questa tappa del viaggio iniziamo a concentrarci essenzialmente sulle tre band fondamentali per la definizione del Göteborg sound: naturalmente At The Gates, Dark Tranquillity e In Flames.

Rosso nel cielo e baci nelle tenebre

Mentre Dark Tranquillity e In Flames stanno ancora stabilizzando le proprie formazioni (“agli inizi i Dark Tranquillity erano gli In Flames e viceversa, dato che le due band si sono scambiate i componenti”, ha dichiarato con un acido e poco generoso commento il grande Daniel Ekeroth in un’intervista rilasciataci anni fa), sono gli At The Gates a portarsi avanti.

Spostiamoci per un attimo in Inghilterra dove Johnny Humpleby, co-fondatore della mitica Peaceville Records, mette gli occhi sul gruppo. Il nostro rivelerà col tempo poche capacità manageriali, ma ha un grande fiuto come scout, per cui capisce al volo di trovarsi al cospetto di un talento cristallino. Ecco allora che l’etichetta di Paul “Hammy” Halmshaw non tarda a dare alle stampe “The Red In The Sky Is Ours”, primo full length per gli At The Gates uscito nel 1992. Un disco che è subito un capolavoro, trascinato da brani immortali quali “Kingdom Gone”, “Through Gardens Of Grief” e “Windows”.

Album degli At The Gates in versione CD, autografati da Jonas Björler.

Nei due anni a seguire la band di Tompa pubblica in sequenza altri pezzi da novanta del calibro di “With Fear I Kiss The Burning Darkness” e “Terminal Spirit Desease”. In questi album, in particolare in tracce esemplari come “Raped By The Light Of Christ” e “The Swarm”, emerge quello stile unico che il già citato Daniel Ekeroth definisce magistralmente come “un miscuglio aggressivo di thrash e death metal, con in più un sacco di atmosfera e di feeling”. Sarà l’inizio di un inarrestabile successo mondiale.

Suoni dal cuore di Göteborg: arrivano Dark Tranquillity ed In Flames

Il tempo sarà galantuomo con gli ensemble capitanati da Mikael Stanne e Anders Fridén, coronandoli in seguito come campioni della scena in termini di notorietà e successo commerciale. I loro debutti non sono brillanti come i primi dischi degli At The Gates, ma rappresentano in ogni caso tappe fondamentali per lo sviluppo del genere.

Nati dalle ceneri dei Septic Broiler, i Dark Tranquillity esordiscono sulla lunga distanza nel 1993 con l’ancora acerbo, ma già valido “Skydancer”. Il combo non è del tutto maturo, risentendo forse della staffetta Fridén/Stanne tuttora in corso per la leadership; il suo primo platter lascia però intuire lo spirito romantico e raffinato che lo caratterizzerà nei lustri a venire.

Dobbiamo invece aspettare un altro anno perché veda la luce anche l’album di lancio degli In Flames. È infatti il 1994 quando viene dato alle stampe “Lunar Strain”. Dietro al microfono c’è Mikael Stanne, quindi la formazione “classica” dei nostri non è ancora completa, ma l’estro del chitarrista Jesper Strömblad brilla già di luce propria: le rasoiate di “Behind Space”, il suggestivo violino di “Starforsaken” e l’inarrestabile incedere di “Dreamscape” sono lì a dimostrarcelo. Prepariamoci a questo punto a un anno che cambierà la storia della musica pesante.

1995: l’anno dei capolavori

Novembre 1995: il mese che consacrerà definitivamente il Melodic Death Metal made in Göteborg. “Slaughter Of The Soul” e “The Gallery”: due capolavori immortali, non solo per il genere in questione, ma per la musica dura in toto. Facciamo però prima un passo indietro, al giugno dello stesso anno.

A inizio estate gli In Flames, ancora senza un vocalist titolare, lanciano sul mercato l’EP “Subterranean”. Nonostante le turbolenze in formazione e il fatto che ci troviamo davanti a un mini di sole 5 tracce e poco più di 20 minuti di durata, il disco in questione è un piccolo gioiello. Suggestivo, potente e innovatore, il CD viene tuttora considerato da alcuni critici come la massima produzione della band. Anche la compagine di Jesper Strömblad è insomma in netta crescita, ma le pietre miliari che faranno la storia in questo periodo sono altre due.

È il 14 novembre quando sugli scaffali dei negozi compare “Slaughter Of The Soul” degli At the Gates. Per un album come questo non può che esserci una definizione: capolavoro assoluto, unico e influentissimo. Assalti all’arma bianca, melodie malinconiche, riff ficcanti, atmosfere indescrivibili a parole… tra questi solchi c’è tutto. Da “Blinded By Fear” a “Slaughter Of The Soul”, da “Cold” a “Under A Serpent Sun”, da “Suicide Nation” a “World Of Lies” ogni canzone è diventata col tempo un inno immortale.

Neanche il tempo di rifiatare davanti a tanta bellezza, che un paio di settimane dopo sono i Dark Tranquillity a piazzare il loro colpo da maestro. Con “The Gallery” il gruppo di Mikael Stanne mostra finalmente di che pasta è fatto. Lo stile del quintetto è originale e personalissimo nel regalarci un album il cui sound è più morbido di quello dei colleghi, ma denso di suggestioni e sensazioni uniche. Bastano i brani caposaldo “Punish My Heaven”, “Edenspring” e “Lethe” a catturare per sempre l’ascoltatore, avvolgendolo e non lasciandolo mai più.

Il capolavoro “The Gallery” in versione CD, autografato da Mikael Stanne.

Il Göteborg sound tra battute d’arresto e successo mondiale

Dopo l’anno che vi abbiamo appena raccontato, anche il 1996 non sarà da meno quanto a importanza. Stavolta, però, non saranno tutte rose e fiori, o almeno non per ogni soggetto coinvolto nell’esplosione del movimento. Partiamo allora dalla proverbiale “cattiva notizia”.

Nonostante la popolarità crescente e contro ogni previsione, gli At The Gates si sciolgono. I gemelli Björler, anima creativa della band, decidono infatti di lasciare, mentre Tompa e i restanti componenti non se la sentono di proseguire senza di loro. Ha così fine (per fortuna non per sempre: questo però ve lo racconteremo più avanti) la realtà che è stata la prima e principale animatrice della scena, a detta di molti anche la migliore.

Ma per una bella storia che finisce, ce ne sono altre due che iniziano e si sviluppano. I Dark Tranquillity intraprendono qui un percorso che definirà e plasmerà il loro suono, sempre più caratterizzante. Dopo l’EP interlocutorio del 1996 “Enter Suicidal Angels” escono infatti, rispettivamente nel 1997 e nel 1999, i full-length “The Mind’s I” e “Projector”. I due dischi rappresentano lavori eccellenti, in cui la furia del death metal di matrice scandinava viene mitigata da un raffinatissimo prog. Le tematiche profonde trattate in testi mai banali fanno il resto nel consegnarci un gruppo ormai maturo, colto e in continua evoluzione.

“Enter Suicidal Angels” nella nuova ristampa in vinile, esclusiva EMP

Chi però fa il salto di qualità più notevole sono gli In Flames del magico trio Anders Fridén / Jesper Strömblad / Björn Gelotte. Anche i nostri mettono finalmente a segno il colpo vincente con la release, nel 1996 appunto, del capolavoro “The Jester Race”. Un album imponente e grandioso, che ha fatto scuola nell’amalgamare musica estrema e melodie sognanti. Curiosità: il logo della band che campeggia in copertina è opera di Glenn Ljungström, chitarrista in line-up fino al 1997, che una volta abbandonato l’ovile non tarderà a raggiungere Jesper Strömblad prima nei Dimension Zero, quindi nei The Resistance.

La speciale edizione di “The Jester Race” per il mercato giapponese.

“The Jester Race” in edizione standard e “Colony”.

Gli “infiammati” a questo punto sono un treno in corsa e nel giro di alcuni anni rilasciano due gemme del calibro di “Whoracle” e “Colony”. Il primo bissa il successo di “The Jester Race” con un nuovo micidiale mix di potenza e atmosfera (si ascolti su tutte la meravigliosa instrumental “Dialogue With The Stars”), il secondo è un intrigante concept fantascientifico.

Il sentiero ormai è tracciato: Dark Tranquillity e In Flames sono destinati a diventare super star internazionali. Un percorso però non privo di insidie, perché il desiderio di costante sperimentazione, modernizzazione e invasione di altri generi da parte dei secondi, di cui forse la cover della hit “Everything Counts” dei Depeche Mode su “Whoracle” era un segno premonitore, finirà presto per scontentare i fan di vecchia data. Le accuse di tradimento non tarderanno ad arrivare… ma questa è una storia che vi racconteremo nella prossima puntata!

Side project e nuove band

Prima di chiudere questo capitolo e di passare alla storia più recente, facciamo anche un rapido excursus sul fermento generato dalle tre band di cui sopra. Rimanendo in città, a metà anni ’90 nascono ad esempio i Gardenian: il quartetto avrà vita abbastanza breve, ma la sua opera sarà interessante a sufficienza per accendere i riflettori sul chitarrista e fondatore Niclas Engelin. L’axeman suonerà dal vivo con gli In Flames tra il 1997 e il 1998, in particolare nel tour europeo di supporto a “Whoracle”, per poi entrare definitivamente in line-up a partire dal 2011.

Rimanendo in casa In Flames, al vulcanico Jesper Strömblad un gruppo solo sta stretto. Ecco allora che il nostro fonda nel 1995 gli scatenati Dimension Zero, tuttora attivi ai giorni nostri, per rendere omaggio alle sue influenze più estreme: Morbid Angel e Death su tutti.

E se torniamo un attimo indietro al drammatico scioglimento degli At The Gates, non possiamo non citare i The Haunted. Creato dai fuoriusciti gemelli Björler e dal batterista Adrian Erlandsson, l’ensemble rappresenta ancora oggi una delle più solide realtà della scena Melodic Death.

Göteborg… oltre Göteborg

Considerata l’enorme influenza avuta dal movimento in oggetto fin dalle prime battute, diamo poi uno sguardo ai territori limitrofi. Sono infatti della vicina Contea di Halland gli ottimi Arch Enemy del fenomenale Michael Amott, destinati in futuro a un successo clamoroso. Le loro pietre miliari del periodo, “Stigmata” e “Burning Bridges”, risentono inevitabilmente di quanto germogliato in quel di Göteborg.

Spostiamoci infine in Finlandia, dove l’esplosiva miscela di power, black e death plasmata dai Children Of Bodom (di cui vi abbiamo già narrato le gesta in più articoli, per cui non ci soffermeremo più di tanto su di loro in questa sede) è senza dubbio debitrice dei suoni che provenivano dalla limitrofa Svezia. A conferma di questa affinità, non solo lo stile degli immortali capolavori di fine anni ’90 “Something Wild” e “Hatebreeder”, ma anche il side project “Sinergy”, che vedeva il compianto frontman Alexi Laiho a fianco dell’onnipresente Jesper Strömblad.

Il Göteborg sound si sta insomma diffondendo in ogni angolo del globo!

Potete trovare i prodotti citati in questo speciale e tanti altri articoli a questo link!

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. GIUSEPPE

    E i Soilwork…??

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    • Riccardo Quarantini

      Come già ribadito, i Soilwork sono una band di Helsinborg (capitale della contea di Scania) che nulla centra con Göteborg (contea di Västra Götland). In questo speciale abbiamo voluto raccontare nello specifico i principali 3 gruppi che hanno modellato il Melodic Death Metal di Göteborg.
      Considerando che il primo album dei Soilwork è del 1998 e che non sono della città in questione, non abbiamo ritenuto necessario menzionarli, al limite quelle che sono state delle collaborazioni con i protagonisti.
      Ciò non toglie nulla all’importanza storica dei Soilwork che apprezzo molto personalmente, ma non fanno parte del Göteborg Sound. Si possono anche citare i Darkane o gli Arch Enemy (contea di Halland), ma si sarebbe andato poi oltre all’intenzione di questo speciale

      Reply (in reply to GIUSEPPE)

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