Krisiun – Recensione: Southern Storm

I Krisiun sono una band muscolare. Il loro death metal non si perde di certo dietro a pensieri elevati o concetti filosofici. Qui si va dritto al sodo, si suona veloce, si alza il volume, si spacca tutto e solo alla fine si chiede se era l’indirizzo giusto. Prodotto da Andy Classen il nuovo disco si avvale certamente di una forma accattivante che lascia spazio ad una definizione di suono orientata più al thrash pesante che al brutal death. Chitarra lancinante (con esecuzione di valore tecnico elevato) e base ritmica pompata, con un suono di batteria forse troppo secco (e un po’ finto) che non incontra di certo il nostro gusto, ma che pare essere ormai gradito alla maggior parte degli amanti del genere. I brani ci sono, soprattutto se li si guarda nell’ottica di una devastazione sostanziale dei dettami di melodia a favore di un groove ritmico incessante che per fortuna non diventa mai eccessivamente caotico. Mancano però quelle componenti di estro e imprevedibilità che hanno reso i migliori del genere un spanna sopra al resto della scena. Anche se, come lascia trasparire con evidenza la brutale cover di “Refuse/Resist” (quasi più intensa dell’originale), i Krisiun hanno con il tempo trovato una dimensione più che credibile nel panorama globale del death metal contemporaneo. Merito di un’attitudine cristallina e di un’incessante attività live che resta con tutta probabilità il punto di forza di una band che in studio rimane ancorata con fin troppa rigidità agli standard più collaudati.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2008

Tracklist:

01. Slaying Steel

02. Sentenced Morning

03. Twisting Sights

04. Minotaur

05. Combustion Inferno

06. Massacre Under the Sun

07. Bleeding Offers

08. Refuse/resist (Sepultura Cover)

09. Origon of Terror

10. Contradictions of Decay

11. Sons of Pest

12. Black Wind

13. Whore of the Unlight


riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi