Hevein – Recensione: Sound Over Matter

Se la più facile critica da muovere ad una band al primo disco è spesso quella di imitare senza fantasia, questo certo non può essere ribadito per i finlandesi Hevein. L’esperto (sono in giro dal ’92) gruppo si muove infatti tra le pieghe del modern-metal, ma senza indirizzarsi verso uno stile codificato, riuscendo così a confezionare un album di un certo valore. Le influenze sono moltissime, a partire dal new-thrash sentito nelle prove più recenti dei Soilwork, ma anche la scuola americana da Mtv, con melodie a volte quasi pop, fino al riffing sincopato dell’industrial metal. Ci sono sia voci pulite che aggressività a metà tra growl e screaming metal-core, ed anche passaggi strumentali ricercati. Una vera sorpresa sono poi gli inserti di violino e le atmosfere darkeggianti che rimandano a gruppi come Anathema e Katatonia. Detto così sembrerebbe una gran confusione, ma che ci crediate o meno gli Hevein riescono a focalizzare le idee con una certa accuratezza. La missione della band sembra quella di uscire a tutti costi dagli angusti schemi di genere senza perdere componenti come immediatezza e semplicità. Un obiettivo certo non facile da centrare ed infatti non mancano brani non del tutto riusciti e qualche caduta di tono. Resta pacifico che di band così coraggiose e personali ne vorremmo vedere molte di più.

Voto recensore
7
Etichetta: Spinefarm / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist: 01. Break Out the Hammers
02. Worth Fighting for
03. Iota
04. As Far As the Eye Can See
05. Only Human
06. Bleed the Day
07. Beg to Differ
08. Hold Fast
09. New Hope
10. Last Drop of Innocence

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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