Anthenora – Recensione: Soulgrinder

Dopo il primo discreto album pubblicato per la Locomotive nel 2004, intitolato ‘The Last Command’ e ben tre demo presentate negli anni precedenti gli Anthenora, forti di un nuovo contratto con la nuova attivissima etichetta italiana My Graveyard tornano alla ribalta con un nuovo CD che conferma quanto di nuovo fatto vedere nel passato, facendo registrare un bel passo in avanti.

Il gruppo che in passato è stato soprattutto conosciuto per aver suonato diverse date con Nicko Mc Brain degli Iron Maiden, come band tributo del gruppo inglese, riesce ancora una volta a smarcarsi dal sound dei propri beniamini e scrivere brani originali e personali.

Il metal dei nostri è tosto, maschio, per nulla semplice e facilmente digeribile; il CD si fa valere per riffing graffiante ma deciso e monolitico (un po’ ricorda le registrazioni dei Grave Digger) e si caratterizza molto grazie alla voce roca e aggressiva di Luigi Bonansea. Altra caratteristica fondante della band è la coppia di asce di Stefano “Pooma” Pomero e Domenico Borra, che spesso inanellano una serie di duelli d’assoli di priestiana memoria; basti ascoltare ‘A New Rebellion’, un pezzo massiccio in cui la melodia viene dettata da chitarre sempre arrembanti che nella parte contrale si rincorrono in assoli piacevoli e vivaci.

Nel corso del CD non mancano alcuni inserti di sperimentazioni molto limitate, ma senz’altro il fulcro di base della band è sano e solido heavy metal, tonico e aggressivo, senza dimenticare una misurata e sapiente gradazione melodica che rende i brani memorizzabili e piacevoli.

Fra i pezzi più “forti” ricordiamo il cadenzato potente della title-track, dominata da pestaggio violento del drum kit Fabio “Smaro” Smareglia e dalla grinta al microfono di Luigi Bonansea.

Anche in ambito più classico però la band riesce a fare centro e sforna belle song come la cavalcata di ‘The Call Of The Undead’, che pone ancora sugli scudi i due chitarristi.

Onestamente lascia un po’ colpiti la cover scelta per il CD in stile horror nipponico, che non si sposa affatto con il contenuto musicale dei nostri. Di certo non si può aggiungere nulla sulle tematiche dei testi, non essendo le lyrics a nostra disposizione, ma è possibile che un legame fra tematiche e copertina sia riscontrabile.

Di certo ‘Soulgrinder’ è un bel disco di heavy metal deciso e cattivo che fa registrare un progresso nella carriera della band e che farà la gioia di chi non sopporta le melodie facili e scontate.

Voto recensore
7
Etichetta: My Graveyard/Masterpiece

Anno: 2006

Tracklist:

01. Dawn Of Blood
02. Order Of Hate
03. New Rebellion
04. Soulgrinder
05. Call Of The Undead
06. 100 Knives
07. Fatherland
08. Cassandra
09. Hellish Fire
10. Dreamcatcher
11. Steel Brigade


leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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