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Soulfly – Recensione: Archangel

Partiamo dall’assunto che ormai i progetti in cui è coinvolto Max Cavalera, vale i dire i suoi Soulfly e i Conspiracy insieme al fratello Igor, sono arrivati ormai ad assomigliarsi stilisticamente in modo evidente, e che visti i tempi la media di uscita di un lavoro nuovo con dentro il nome del nostro si è ormai ridotta dai due di qualche stagione fa ad un anno malcontato delle ultime; avrete così capito quale sia, a nostro umile giudizio, il motivo di un voto non certo esaltante come quello messo in calce a questa recensione.

Se infatti alcune delle song contenute in questo “Archangel” possono anche fare la loro bella figura, e parliamo soprattutto della title track, ma anche di altre tracce azzeccate come la sguaiata e incalzante “Live Life Hard” o “Bethlehems Blood” e “Titans” (entrambe animate da qualche passaggio anomalo che cattura attenzione), il resto sa tanto di riempitivo basata sui soliti riff cadenzati e vetero-metal come la scialba “Ishtar Rising” o la appena migliore “Sodomites”, quando non ci tocca parlare addirittura di sparate thrashcore che più di maniera non si può, come la orribile “We Sold Our Soul To Metal” o la banale “Mother Of Dragons”. E non saranno certo qualche coro mistico, come in “Shamash”, e una copertina davvero bella a trasformare un disco con a malapena 20 minuti di musica valida in un mezzo capolavoro.

Nonostante gli anni passati e un certo calo nelle prestazioni vocali, un mito come Max Cavalera dimostra di avere ancora a tratti il picco creativo dell’artista doc, ma invece di disperdere le proprie energie e diluire le idee migliori su più fronti, sarebbe più sensato concentrarsi su un solo progetto e metterci dentro tutto il proprio talento. Anche perché ormai tra Soulfly e Cavalera Conspiracy cambia ben poco: formazione quasi identica, stile musicale sempre più vicino… ha davvero senso tenere il tutto separato? Forse solo per migliorare gli introiti di uscite discografiche e tour.

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