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Soul Of Enoch – Recensione: Neo Locus

“Neo Locus” è l’opera prima dei genovesi Soul Of Enoch, una band non composta propriamente da esordienti, trattandosi di un nuovo progetto del chitarrista Tony Tears (al secolo Antonio Polidori), ex Abysmal Grief e attivo da quindici anni nel progetto omonimo.

“Neo Locus” è un platter di doom metal d’antan: tradizionale, antico, senza compromessi. Cinque lunghe suite mefistofeliche e trascinanti coperte da una cappa nera che non lascia entrare nemmeno uno spiraglio di luce. L’opera è un perfetto ibrido tra le sonorità figlie dei Black Sabbath più oscuri e una certa musica esoterica di settantiana memoria che ha visto proprio l’Italia tra i portabandiera del genere.

Non ci sono sorprese all’ascolto dell’album, ma grandi sicurezze per chi segue questo panorama musicale. La chitarra “asciutta” e cadenzata di Tony detta legge nelle prime due tracce, “I Ask The Flies To Forgive Me” e “Amber Flowers (On Black Marble)”. Dotate di una melodia portante efficacissima, le due canzoni mettono inoltre in risalto la voce di Krieg, profonda, quasi liturgica e perfetta compagna di atmosfere diluite e sinistre.

Da “Yule” in avanti, l’ensemble dà un maggiore risalto a una componente progressive/psichedelica tra Sabs (ancora!) e King Crimson, proseguendo con tre episodi dove i ritmi si diluiscono ulteriormente e intervengono cori, vocalizzi femminili e inquietanti basi di synth a ben marcare la sensazione di mistero suggerita dai pezzi, in particolare da “The Witch Is Dead”.

Ascolto pacevole per un album volutamente retrò e legato all’oscura, indimenticabile scena di rock esoterico italiano. Questa trova nei Soul Of Enoch di Tony Tears degli ottimi continuatori, pronti a trasferirla al meglio in un contesto contemporaneo.

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