Str8 – Recensione: Soul Inside?

Questo album merita più di un’attenzione. Non solo perché è suonato da ottimi musicisti con ottime capacità compositive. E non solamente per l’importante senso di equilibrio che si respira attraverso le tredici tracce di questo debut album. Ma soprattutto perché gruppi come questo meritano un pubblico che premi lo sforzo, riuscito in questo caso, di dimostrare che l’Italia non è il terzo mondo della musica. Anche se c’è da dire che agli Str8 non piace la vita facile. Non è da tutti i gruppi esordire con un album così lungo, e sotto questo aspetto è coraggiosa la Rising Works a pubblicare un lavoro così lontano dalle logiche commerciali. Come? Ok, chi ha già una vaga idea della musica degli Str8 starà pensando che oggi abbiamo voglia di contraddirci. Perché in effetti se uno volesse fare le pulci al cane di razza, quella che in sintesi propone il five-piece toscano altro non è che la risposta tricolore ad un trend piuttosto imperante e quasi esaurito, oltreoceano, di crossover totale (o quasi) tra sonorità che abbracciano thrash anni ’90, post grunge, hard rock e nu-metal. Il che potrebbe far pensare a quei dischi costruiti a tavolino da una manciata di potenziali singoli, riff granitici con ritornello orecchiabile e un paio di elettroballate per il pubblico femminile. Non è così. Il punto di forza di ‘Soul Inside’, come dicevamo poco fa, è l’equilibrio: la capacità intrinseca di questo di disco di farsi ascoltare da cima a fondo senza annoiare, ma nel contempo di non esaurirsi in pochi ascolti, rivelando poco per volta le proprie peculiarità. Far convivere la grande fruibilità di brani come ‘Black Sun’, le melodie malinconiche e le tensioni elettro-acustiche di ‘The Abyss’ e ‘Frozen’ e gli assalti frontali di ‘The Cage’ e dell’opener ‘4 – 8 – 2’, è cosa consona a chi in fatto di songwriting sa bene il fatto suo. Permettersi in questo caleidoscopio sonoro episodi vicini al post-rock come ‘Inside The Room Of My Heart’ e ‘Loneliness’ è un ulteriore dimostrazione di classe. Tutto questo è possibile grazie alla perizia musicale dei chitarristi, che oltre alle sopraccitate influenze lasciano trasparire un passato di metal estremo d’èlite, e alla solidità della sezione ritmica. Ma soprattutto alla prova magistrale fornita da Alessandro Briganti alla voce, fondamentale per dare la giusta continuità a questo lavoro. Che purtroppo ha i suoi piccoli nei in una produzione forse troppo pulita, che impedisce ai momenti più incalzanti dell’album di esplodere nel modo giusto. Ma se questo sia un limite o meno, stavolta preferiamo che lo decidiate voi, premiando questa band di valore con un meritato ascolto. Rimane solo da domandarsi se, vista la capacità di questo gruppo di inserirsi in un filone musicale dimostrando comunque grande carattere, non sia il caso di tentare in futuro una patriottica svolta con qualche testo in italiano.

Etichetta: Rising Works/Self

Anno: 2006

Tracklist: 01. 4 – 8 – 2
02. Fear To Live
03. Doom
04. Black Sun
05. Abyss
06. Last Down
07. Forever
08. Inside The Room Of My Heart
09. Loneliness
10. The Cage
11. Pain
12. Frozen
13. The World Is Drowning Down

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