Sons Of Arrakis – Recensione: Volume II

Pesantemente influenzati dai racconti di Dune – “Arrakis” è infatti il nome del pianeta che fa da ambientazione principale al ciclo fantascientifico creato dallo scrittore Frank Herbert – i canadesi Frédéric Couture (voce), Francis Duchesne (chitarra e tastiere), Victor Lepage (basso) e Mathieu Racine (batteria) hanno debuttato nel 2022 con “Volume I”, scalando le classifiche di genere con un’originale miscela di melange rock e cinematographic sci-fi rock. Attivi principalmente in Quebec, Ontario e Messico, i quattro hanno cominciato le registrazioni del loro secondo album nel Dicembre scorso, non lasciando nulla al caso e scegliendo uno studio di registrazione – il Red Tube Studio di Saint-Jean-sur-Richelieu, a pochi minuti di Montreal – che rappresenta una delle migliori opzioni per le rock band interessate ad ottenere sonorità autentiche che ricordino Black Sabbath o Queens Of The Stone Age. Articolato su dieci tracce, per una durata totale che eccede di poco la mezz’ora, “Volume II” si apre con una “Scattering” sorprendentemente agile e frizzante che, se non fosse per la voce di Frédéric posta in secondo piano e la batteria dai suoni pastosi, potrebbe ricordare nel riffing anche qualcosa dei Ghost. Il primo brano ha in effetti ben poco di cinematografico o evocativo, offrendo al contrario un intrattenimento semplice ed un coinvolgimento ritmico immediato, potremmo dire moderno, nel quale è solamente la ripetitività della ritmica ad orientare verso i lidi del desert/stoner/doom.

La successiva “High Handed Enemy” è certamente più pacata e sabbiosa, collocata all’interno di un tramonto che il calore analogico dei suoni rende ancora più vibrante ed infuocato: grazie ad un cantato sempre improntato alla melodia, nel quale la componente puramente interpretativa raramente prende il sopravvento, la proposta dei Sons Of Arrakis si mantiene sempre corale e fresca, mai così languida né cervellotica nonostante i colti riferimenti letterari a Dostoyevsky, Chekhov, Camus, Gary, Sartre e Lovecraft. Le sonorità sposate per questo secondo lavoro giocano un grande ruolo nella definizione della sua personalità: sempre morbidi, resinosi e distanti, i suoni affidati al mixing di Luc Boivin costruiscono una descrizione che non è mai aggressiva, né concentrata su un solo elemento. E’ piuttosto la visione d’insieme, compatibile con i forti riferimenti cinematografici cari al quartetto, a caratterizzare un ascolto nel quale nulla svetta né punge né disobbedisce: che si tratti di un assolo di chitarra o di un rullante insistito (“Interlude”), nulla sfugge a questo magma allo stesso tempo travolgente e di buon gusto (“Retaliation”), nel quale l’assenza di pause e diversivi non annoia né affatica. Se infatti “Volume II” contiene ben poche sorprese, a causa di brani che di fatto – e con la possibile esclusione della progressiva “Metamorphosis” – non conoscono alcuna evoluzione né presentano alcun guizzo, è nella sua esecuzione gentile – a tratti sussurrata – che si trova molto del bello. Come se la loro impronta avvolgente non volesse dipendere da un solo elemento, Couture e la sua truppa plasmano una materia variabile ottenendo un risultato sempre uguale a se stesso, come a ribadire che è soprattutto del processo che bisogna fidarsi, continuando a lavorare duramente con forza, perseveranza e pazienza.

E’ anche a causa di questa insistenza sul processo che questo secondo disco, pur rappresentando una prova matura, finisce col trovare un’identificazione soffocante con i suoi stessi schemi, assumendo una dimensione narrativa che va oltre la semplice ripetitività: quella di “Volume II” è piuttosto una gloriosa e programmata insistenza, la ricerca di una struttura talmente rigida da esaltare ogni minimo soffio di libertà (“Blood For Blood”), la definizione di un loop che, se proprio lo si vuole portare in territorio cinematografico, richiama quei film nei quali al protagonista è riconosciuta una felicità solamente illusoria. Pur avendo conosciuto personalmente un’attrice che ha recitato nel primo film della serie, non ho letto alcuno degli otto libri che compongono il ciclo narrativo di Dune, e non posso dire con quale grado di fedeltà la gabbia dorata di “Volume II” richiami le atmosfere e gli orizzonti dell’opera. Il suo è un rock allo stesso tempo inestricabile e pop (“Burn Into Blaze”), interessato all’interazione tra le sue componenti, gentile nelle movenze ma dallo stile rigido e severo. Una sorta di pianta carnivora che accoglie l’insetto più ingenuo con una calda tavolozza di colore salvo poi fargli capire, traccia dopo traccia, che i suoi racconti e le sue sabbie sono in realtà una trappola sul punto di mordere, senza via di fuga.

Etichetta: Black Throne Productions

Anno: 2024

Tracklist: 01. Scattering 02. High Handed Enemy 03. Beyond the Screen of Illusion 04. Interlude I 05. Retaliation 06. Metamorphosis 07. Blood for Blood 08. Interlude II 09. Burn Into Blaze 10. Caladan
Sito Web: facebook.com/sonsofarrakisband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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