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Sonisphere 2010: Festival della sopravvivenza

Se Giorgio pochi giorni fa ha pubblicato una guida su come scegliere il vostro festival preferito, oggi invece vi vorrei raccontare (a distanza di diversi anni) cosa ha significato vivere in prima persona l’incubo passato in Svizzera.

I nostri vicini sono conosciuti per essere dei campioni di tempismo, organizzazione e procedure, tutti elementi mancanti in quella giornata terribile e devastante a Jonschwil. Non ci soffermeremo quindi su quelle che sono state le esibizioni dei vari gruppi, ma piuttosto sui ricordi ancora vividi e netti che ho di quell’evento a distanza di tredici anni. 

Partiamo subito col dire che io sono arrivato in compagnia di mio padre la sera prima, anche se purtroppo non eravamo in possesso del biglietto per il “Warm Up Party”. Arrivati, già ci troviamo in una situazione leggermente strana: non c’erano parcheggi segnalati. Difatti il navigatore ci porta correttamente addirittura in una stradina secondaria dietro lo stage, ma non c’era mezza indicazione stradale su quelli che erano punti di parcheggio e/o smistamento delle auto. Decidiamo quindi di mettere la nostra in un campo ancora vuoto con vista dall’alto sul “prato” del Sonisphere, ancora ignari del fatto che quell’appezzamento di terra fosse privato. Ci godiamo quindi i vari gruppi che salgono sullo stage, non rendendoci minimamente conto di come fosse il terreno.

La mattina successiva è scattato il panico: davanti ai cancelli per l’ingresso il fango già era abbondante e sopra le caviglie, mio padre faticava a camminare e io sinceramente pensavo solo a chi avrei visto. A 19 anni un po’ te ne freghi delle circostanze, ma a ripensarci ora mi viene male. Ai tornelli il controllo sicurezza è praticamente nullo, tanto che un mio caro amico arrivato la mattina poco dopo di me è riuscito a entrare con il biglietto sì del Sonisphere, ma di Sofia (Emanuele eroe della giornata). la differenza tra i nostri due acquisti? Il mio biglietto era di colore rosa, il suo blu, ma al tornello nessuno si è accorto di nulla.

Il sottoscritto appena varcato l’ingresso

Una volta dentro sembrava di essere in un campo di formazione militare: cessi impossibili da usare, truffe all’interno dei vari ristoranti in cui 1 euro equivaleva a 1 franco Svizzero, ma il resto in monete era casuale. Non essendoci bagni utilizzabili gli spettatori hanno ben pensato che fosse il prato stesso il bagno, utilizzandolo a piacimento anche nelle zone fronte palco (ho visto personalmente gente urinare nel mezzo di un circle pit durante gli As I Lay Dying). 

Purtroppo, dalla fatica per rimanere in piedi, mio padre decide di abbandonare la zona e tornare sulla collina, mossa miracolosa che gli permette più tardi di farsi spostare l’auto da un contadino quando anche il prato in cui avevamo lasciato l’auto si trasformerà in un contenitore di fango. La pioggia infatti non si fermerà fino a tarda serata. Questo piccolo suo frangente di solitudine gli permette di “godersi” il festival dall’alto, di fare alcune foto dello stato pietoso del prato ma soprattutto (da persona adulta e ben più consapevole di me all’epoca) di notare suo malgrado la totale mancanza di sicurezza, intesa come polizia. Infatti, quando si è fatto aiutare a spostare l’auto con il trattore, il contadino gli ha chiesto 50 euro e più passava il tempo e più questa tariffa si alzava, anche in questo caso a piacere. Non c’era possibilità di mettersi in contatto con il corpo della polizia svizzera, il carro attrezzi convenzionato con il nostro soccorso stradale gli ha chiuso il telefono in faccia perché sostanzialmente tutti in quella zona erano al corrente della situazione, ma non è stato fatto nulla per limitare i danni causati a cose e persone. 

Vista dalla collina dove avevamo parcheggiato l’auto

Intanto nel pit la situazione sfugge di mano anche a livello igienico-sanitario: non solo non c’era un bagno decente o funzionante, ma prendere da mangiare era vomitevole per le condizioni in cui erano messi i vari food truck. Ricordo vividamente la mia fame durante i Megadeth, ma alla sola visione della situazione cibo mi veniva da star male. Oltre a questo, c’era gente completamente coperta di fango e la zona camping era l’inferno in terra con tende intere sradicate e oggetti personali come documenti e cellulari persi per sempre, con molti incazzati con la sicurezza che manco gli degnava di un aiuto, figuriamoci assistenza.

https://www.metallus.it/wp-content/uploads/2023/06/Sonisphere-2010-dallalto.mp4

Il ritorno verso la macchina è stata una marcia funebre di persone totalmente distrutte e infuriate con la giornata appena passata, una lunga coda che si divideva tra chi era costretto a cercare nel fango all’interno delle tende i propri beni e chi come noi doveva tornare alla macchina (per coloro che erano riusciti a farsela togliere dai campi). Mio padre lo vedevo sorridente, ma sotto sotto aveva voglia di prendere a schiaffi chiunque avesse messo in piedi quella sottospecie di evento musicale, in qualche modo non ci ha fatto pesare la sua difficoltà nell’affrontare la giornata ed ha avuto le energie per riportarci a casa: ci aspettavano circa quattro ore di auto.

Ripensare ora a quanto successo mi viene da dire che è stato creato tutto apposta per spillare più soldi possibili ai partecipanti e fregarsene completamente del resto: incassare era l’unica cosa che contava. Lo schifo più totale l’ho vissuto in Svizzera, non a Mestre durante la malaugurata e sfortunatissima tromba d’aria prima dei Linkin Park del famigerato Heineken Jammin Festival, non in Italia in qualsiasi spettacolo che noi definiamo imbarazzante. Il Sonisphere svizzero è stato il fondo del barile.

Una piccola nota che molti si sono persi purtroppo nel corso della vicenda: l’organizzazione del Sonisphere, il giorno prima del Warm Up Party, ha ben pensato di estirpare il manto erboso perché il comune ha deciso che non doveva essere rovinato tra pioggia e partecipanti. La foto dei trattori intenti a togliere tutto era stata condivisa dalla pagina del Sonisphere (ormai cancellata da tempo) e inizialmente pubblicata dalla quella ufficiale del comune di Wil, prontamente eliminata qualche giorno dopo il festival. 

Cosa rimane di un’esperienza simile? Il ricordo indelebile di un’organizzazione pessima, di un capitolo brutto del metal, del momento in cui gli standard di sicurezza sono stati cancellati in nome del profitto. Il Sonisphere di Jonschwill è la nostra controparte Europea di quanto accaduto a Woodstock nel ‘99, fortunatamente senza l’incendio finale (ma solo perché pioveva). 

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