Sonic Universe – Recensione: It Is What It Is

Ingaggiato dai Living Colour dopo un’estemporanea esibizione canora al compleanno di un amico, Corey Glover ha inciso sei album con la funk metal band di New York, ritagliandosi uno spazio piuttosto esiguo per progetti personali che lo hanno visto nella veste di solista ed attore. I Sonic Universe nascono proprio in questo spazio, come un progetto voluto dallo stesso Glover e dal chitarrista Mike Orlando, piuttosto attivo con progetti paralleli al suo impegno con gli Adrenaline Mob. Completata la line-up con il bassista Booker King ed il batterista Taykwuan Jackson, i Sonic Universe hanno dunque dato vita ad un debutto di dieci tracce del quale – per la verità – non ci vengono forniti molti dettagli, ma che già dalle prime note del singolo “I Am” si pone il compito di accogliere a braccia aperte i fan che hanno seguito ed amato Glover fin dai suoi esordi canori. Anche in virtù della visibilità ridotta della quale l’alternative funk gode in questo periodo, “It Is What It Is” (malinconico-social a partire dal titolo) si presenta con un’apprezzabilissima freschezza, complici la riuscita del ritornello e l’esuberanza della sezione ritmica composta da Jackson e King. Con Glover a fare da collante, in un quadro caratterizzato da un’energia esplosiva che l’assolo di Orlando esalta ulteriormente, il primo brano in scaletta regala un ascolto che è allo stesso tempo cantabile ed energizzante, sia per l’esperienza con la quale tutto è composto che per i testi di facile ed immediata presa.

Questo colorato vibe anni novanta, ottimamente prodotto e mixato dallo stesso Orlando presso i suoi Sonic Stomp Studios, recupera con autenticità quel modo sopra le righe di fare critica sociale ai tempi di MTV: su “It Is What It Is” tutto è fluo e brillante, ma senza che un quadro tanto colorato si traduca in un ascolto superficiale. Al contrario, la performance di Glover ha tutto lo spessore di un bravo cantante che ha anche recitato per Oliver Stone (“Platoon”, 1986), l’impeto della sezione ritmica è assolutamente travolgente e pure lo stesso Orlando esibisce in più occasioni (“Higher”) un coinvolgimento forse superiore ad altre delle imprese musicali che lo hanno visto coinvolto. Generoso anche dal punto di vista del minutaggio, con cinquanta densissimi minuti sul piatto, questo debutto ha il sapore della strada ed il profumo dei gas di scarico, una presenza scenica imponente (“Turn A Blind Eye”) ed un’impostazione di base che coniuga in modo assolutamente brillante la solidità dell’impianto con il guizzo artistico ed una certa intelligenza/ricercatezza del messaggio. E’ un disco che parla di attualità con un linguaggio raro e massiccio, che sa distendersi ed abbandonarsi alla melodia quando serve, ed un attimo dopo fare ritorno alla propria sponda metallica con un acuto arrabbiato o un infuocato assolo alle sei corde.

Il fatto che spesso tutto questo avvenga nell’ambito dello stesso brano, permettendo anche una fruizione agile e libera di ogni singolo episodio, è un’ulteriore dimostrazione di come l’album sia stato pensato, prima ancora di essere eseguito, con una cura che peraltro nulla toglie in termini di immediatezza ed autenticità. Anche grazie alla duttilità di Glover i momenti più melodici, spesso sostenuti dai cori, diventano boccate d’ossigeno ed irresistibili numeri di bravura: è il caso ad esempio di una “My Desire” o di una “Come What May” che vedono ancora una volta il cantante nato a Brooklyn nelle vesti di assoluto mattatore, i cui sforzi sono però sostenuti – e se possibile ulteriormente valorizzati – da ogni singolo componente del quartetto: e così anche l’idea del groove, di uno sforzo e di una passione condivisi, emerge con tutta la forza e la contagiosa vitalità (“Life” è un travolgente, inarrestabile fiume in piena) che è lecito aspettarsi da un disco appartenente ad uno dei generi più tradizionalmente ed intrinsecamente inclusivi, partecipati e democratici dal punto di vista culturale ed espressivo.

L’ultimo tassello è rappresentato dalla bontà delle canzoni più leggere, che in qualche modo chiudono il cerchio di una prova di qualità a trecentosessanta gradi: nel ritmo e nel calore avvolgente di una “Whisper To A Scream” ci senti i ripensamenti della domenica mattina, ci vedi i colori di un’alba newyorchese, ci immagini la storia di un amico lontano che, attraverso le note ed il tocco, diventa anche un po’ la tua. Consigliato nell’edizione in vinile, che oltretutto mi risulta proposta ad un prezzo particolarmente ragionevole, il debutto dei Sonic Universe ha un sapore dolcissimo, finalmente diverso e molto più convincente del “normale” progetto parallelo al quale ci siamo ormai abituati. Lungi dai confini castranti dell’ennesimo divertissement, “It Is What It Is” si candida ad una delle migliori uscite dell’anno e vede Glover, Orlando ed i loro compagni di band in uno stato di ispirazione e reciproca intesa tali da rendere un seguito tanto doveroso quanto fin d’ora atteso.

Etichetta: earMUSIC

Anno: 2024

Tracklist: 01. I Am 02. It Is What It Is 03. Turn A Blind Eye 04. My Desire 05. Whisper To A Scream 06. Higher 07. Life 08. Come What May 09. I Want It All 10. Beautiful Disunity
Sito Web: facebook.com/sonicuniversemusic

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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