Sonata Arctica: Live Report della data di Milano

Giunti all’ingresso del locale milanese in serata troviamo una folla inaspettatamente numerosa. Onestamente era davvero improbabile pensare ad una tale calca per gli scandinavi Sonata Arctica ed invece…

Con circa un’ora di ritardo finalmente si aprono i battenti del Rolling Stone e le diverse centinaia di fan delle band che da lì a poco si esibiranno cominciano a gremire il locale ordinatamente; in realtà pian piano, fra l’esibizione di una band e l’altra si arriverà alla quasi saturazione dello spazio antistante palco con l’uscita sullo stage della band headliner.

Il primo gruppo che propone il proprio set sono i Machine Men, band già vista all’Eartshaker festival in Germania, che si esibiranno per circa mezz’ora.

Il sound dei nostri in realtà non convince, complice un muro di suoni incomprensibile e tutt’altro che buono. L’impasto informe dei suoni non permette di fruire decentemente di quanto combinano i Machine Men, anche se nel complesso sembra di ascoltare un mix fra cavalcate stile Maiden e power metal standardizzato. Insomma… la miscela qui presentata è purtroppo anonima e non degna di nota.

Di tutt’altro tenore è invece l’esibizione dei tedeschi Symphorce, autori di un ottimo power metal che non disdegna passaggi prog e momenti molto tellurici, ai confini con il thrash.

Questa miscela conquista letteralmente il pubblico già molto numeroso e pone sugli scudi l’apporto del singer Andy B. Franck (già sentito con Brainstorm, Lightning, Whisper, Crash´n Crisis, Ivanhoe) che senz’altro, con la sua prestazione tecnica e di “spessore” (acuti sostenuti, prolungati e passaggi potenti), nonché con la sua simpatia (il singer è stato regista di coretti stupidi ma allegri), riesce a conquistare il pubblico.

Lo show inizia con la bellissima e sinuosa ‘Everlasting Life’, brano potente ed allo stesso tempo melodico,senza risultare però melenso. Il coro oscuro e “dannato” (arricchito da backing vocals registrate alla perfezione) è l’arma vincente di questa canzone anche dal vivo. Ottimo si dimostra anche il chitarrista Cede Dupont (già visto nei Freedom Call), autore di buoni assoli e di parti di chitarra che non fanno gridare al miracolo ma si fanno apprezzare.

Protagonista di questo concerto è ovviamente il nuovo album in uscita nei nostri, ossia ‘Godspeed’, da cui vengono eseguiti diversi brani.

Nel prosequio dello show colpiscono positivamente pezzi come ‘Haunting’, brano violentissimo, quasi thrash, con linee ritmiche al fulmicotone.

In proposito ricordiamo anche il giusto tributo di applausi che Franck dedica al batterista Sascha Sauer, che per la prima volta nella sua vita si trova in Italia.

Altri momenti molto intensi sono poi legati all’esecuzione di ‘Two Seconds To Live’ (dall’album precedente ‘Twice Second’), che riflette l’oscurità del sound dei nostri.

Concluso questo concerto è il turno degli headliner della serata, ossia i finlandesi Sonata Arctica, che, attesissimi da pubblico ormai straripante del Rolling Stone, iniziano il loro show verso le 21,30 per concluderlo alcuni minuti prima delle 23, proponendo 1 ora e mezza di ottimo power metal.

Il concerto inizia con una tripletta di song al cardiopalma, ossia ‘Misplaced’, seguita dal classico ‘FullMoon’ ed infine la hard rokkeggiante ‘Blinded No More’. La prima e la terza song sono tratte dall’ultimo album dei nostri, ‘Reckoning Night’ e risultano sempre più dei veri assi da proporre live; il primo brano colpisce per l’immediatezza e la potente velocità, il secondo per la cadenza hard rock anni ’70 mista ai corettoni tipici dalle band. Ottimo inizio, condito da un bel duello di chitarra/tastiera instaurato da Jani e da Henrik durante l’esecuzione di ‘FullMoon’.

Il concerto continua proponendo una dopo l’altra tante delle song che costituiscono un po’ i classici della band, da ‘Broken’ a ‘Replica’, passando per la forse meno nota ‘Weballergy’.

Colpisce positivamente l’esecuzione di ‘My Land’, condita da corettoni molto riusciti e un’improvvisazione di alcuni secondo di ‘I Was Made For Lovin’ You’ dei Kiss.

Dopo l’esecuzione della velocissima ‘Black Sheep’ i Sonata si lanciano, dopo una pausa, in una lunga medley che riunisce molti altri brani vecchi dei nostri.

Dopo questa notevole baraonda sonora, i nostri eseguono la lenta ‘Last Drop Falls’, che viene suonata di fronte ad una platea estasiata che canta e si emoziona.

Infine, tutt’altro che domi, i Sonata Arctica si lanciano ancora nell’esecuzioni di due fast song, ossia ‘Don’t Say A Word’, cantata in coro dal pubblico e la velocissima ‘The Cage’. Colpisce sempre molto, per tutto l’arco del concerto, il virtuosismo alle chitarre di Jani, vero protagonista del live set, mentre il singer Tony Kakko non delude ma non convince nemmeno in modo deciso; la sua prestazione rimane su canoni “normali” e non è paragonabile alla resa di Franck dei Symphorce.

In conclusione del concerto i Sonata Arctica si siedono sui gradoni del palco ed insieme intonano l’ormai stranoto tormentone della band, ossia la canzoncina “We Need Some Vodka”, accompagnandola a lunghe sorsate da una bottiglia della bevanda citata… numero già eseguito in occasione del concerto con i Nightwish.

Il finalone tutto luci ed effetti sonori pone il sigillo ad un concerto divertente che ha presentato le performance di due band in forma per il panorama power metal attuale.

Foto di Federica Lunghi

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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