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Sonata Arctica: “Closer To An Animal” – Intervista a Henrik Klingenberg

Quando si parla di Sonata Arctica, non è facile raccogliere giudizi unanimi. Ad una vasta schiera di fan, fa da contrappunto un certo numero di detrattori che proprio non riescono ad apprezzare il power metal melodico e a tratti progressive della band.
Il quintetto finlandese procede però a vele spiegate, tenendo ben saldo il timone di una nave che sembra non perdere un colpo e che si conferma all’altezza della situazione anche con questo nuovo, nono album di studio, non a caso intitolato The Ninth Hour.
Ne abbiamo parlato con il tastierista Henrik Klingenberg in occasione del promo day della band in quel di Milano, in attesa di rivederla dal vivo in uno spettacolo che preannuncia un elevato grado di epicità.

Ciao Henrik, innanzitutto grazie mille per la tua disponibilità!
“The Ninth Hour”, il nuovo album dei Sonata Arctica, verrà pubblicato il 7 Ottobre. Partiamo dall’inizio: qual è il significat del titolo, considerato che spesso il numero 9 ha anche un valore simbolico?

Ciao e grazie a te. Sì, “The Ninth Hour” fa riferimento per prima cosa al nostro nono album. A questo si aggiunge un significato biblico, che si sposa bene con alcuni temi del disco, anche se non si può dire che l’album sia un concept.

Come in molti dei vostri album, l’artwork del disco è molto complesso. Anche in questo caso la copertina racchiude dei richiami ai testi dei vari brani?

Direi di sì, sullo sfondo è rappresentata un’utopia in cui uomo e natura coesistono in perfetta armonia, mentre in primo piano c’è un futuro distopico in cui questo rapporto non esiste più. Attualmente siamo in una fase di equilibrio, ma non possiamo sapere cosa succederà in futuro.

Nell’album sono presenti varie influenze: si va dal power metal all’hard rock, da componenti più aggressive come l’intro di “Till Death’s Done Us Apart” ad elementi progressive, che si possono notare anche nella lunghezza dei brani, mai inferiore ai 4 minuti. Nonostante le melodie rappresentino il cuore del disco, credo che i brani necessitino di un ascolto ripetuto e approfondito per essere comprese al 100%. Sei d’accordo?

Potrebbe essere. E’ vero che quando lavoriamo sulle tracce inseriamo vari elementi che potrebbero richiedere più ascolti per essre individuati, ma per questo album abbiamo cercato di mantenere la produzione molto pulita e semplice, nel senso che non ci sono centinaia di melodie che si fondono insieme. Abbiamo voluto mantenere tutto il più lineare possibile, anche se, effettivamente, alcune canzoni sono un po’ più complesse di altre.

Esiste una connessione tra le tracce, tanto a livello di testi quanto sul piano musicale? Ad esempio, come in una specie di cerchio, il primo brano “Closer To An Animal” e l’ultimo “Closure To An Animal” si richiamano a vicenda.

La prima e l’ultima sono praticamente due versioni della stessa canzone: la prima versione che abbiamo creato è stata quella dell’ultimo brano, ma le tracce hanno delle parti melodiche uguali e porzioni di testo che si ripetono. Invece di sceglierne una, abbiamo deciso di tenerle entrambe e posizionarle in apertura e chiusura, come in un cerchio.
Gli altri brani raccontano invece storie diverse: alcuni riguardano questioni ambientali, poi ci sono storie d’amore drammatiche e perfino una traccia di satira politica.

La decima canzone del disco è la seconda parte di “White Pearl, Black Oceans”, contenuta in “Reckoning Night” del 2004, tra l’altro il primo album che ha visto la tua partecipazione. Cosa puoi dirmi di questa traccia, che è la seconda più lunga della vostra carriera (dopo “The Power Of One”) e termina la tragica storia del guardiano del faro di “White Pearl, Black Oceans”?

“White Pearl, Black Oceans” è stata molto importante nella nostra storia ed è molto amata dai fan. Ad un certo punto, Tony ha avuto un’idea che poteva collocarsi in quella stessa vena e, quando ha postato su Instagram che stavamo lavorando ad una seconda parte, tutti sono impazziti. Ci abbiamo messo molto impegno, perchè volevamo che questo brano fosse all’altezza di quello del 2004, e credo che ci siamo riusciti molto bene. Negli anni sono nate molte fan stories ispirate a “White Pearl, Black Oceans”, per cui abbiamo pensato che fosse giunta l’ora di terminare il racconto, e questa volta il finale è un po’ più allegro.

Quando avete iniziato la vostra carriera, più o meno all’inizio del terzo millennio, c’è stato un vero boom di band provenienti soprattutto dalla Finlandia e che puntavano su un genere di musica malinconica e accattivante per ogni tipo di orecchio. I Sonata Arctica, però, hanno mantenuto un successo costante e si sono evoluti nel tempo. Qual è il segreto della vostra musica e del vostro gruppo?

Il punto di partenza è il fatto che il pubblico riesca a trovare una connessione con le canzoni scritte da Tony. A questo devi aggiungere duro lavoro e, soprattutto, andare in tour come dei pazzi! Credo che il segreto sia una combinazione di fortuna, talento, canzoni che la gente possa amare e lavoro duro.

Avete sempre mantenuto una lineup molto stabile, con pochi cambi al suo interno nel corso degli anni. Quanto è importante questo fattore per la creazione della giusta alchimia all’interno di una band?

Penso che la cosa importante sia il fatto che ci comprendiamo tra di noi e andiamo d’accordo, altrimenti anche stare insieme nei tour sarebbe molto più difficile. Sarei molto contento se questa lineup rimanesse invariata, perchè i cambi nella band sono sempre un grande stress. Quando sono entrato nei Sonata Arctica, il passaggio è stato abbatanza semplice: Mikko non voleva più continuare e io conoscevo già il gruppo. Ma adesso spero che potremo conservare questa lineup fino alla fine! E’ molto importante anche trovare le persone giuste nella crew, perchè anche loro fanno praticamente parte della band. Al momento devo dire che stiamo davvero lavorando con le persone giuste su tutti i fronti.


Il pubblico metal è diviso tra chi adora i Sonata Arctica e la musica che voi esprimete così bene e chi, invece, non può fare a meno di criticarvi per la vostra proposta musicale. Come vi posizionate all’interno della scena metal? Per come la vedo io, la buona musica non deve essere necessariamente la più tecnica o la più complessa…

Credo che la musica possa essere bella in ogni caso, semplice o complessa che sia. Se ascolti qualunque canzone, deve riuscire ad emozionarti. Noi non abbiamo mai avuto uno stile definito, la nostra musica è una grande avventura e siamo fortunati ad avere dei fan devoti che ci amano per quello che siamo.

Quindi c’è stata un’evoluzione della band nel corso degli anni?

Credo sia una cosa che avviene naturalmente. Ogni volta che registriamo un album si tratta di un’esperienza diversa, perchè noi siamo persone sempre diverse e con diverse esperienze. Anche le canzoni, dall’inizio delle registrazioni, crescono, si sviluppano, cambiano e alla fine si realizza qualcosa di completamente nuovo. Ma è un’evoluzione naturale e credo che continueremo a lavorare in questo modo.

Qui in Italia esiste un po’ il mito del metal che arriva dal Nord Europa, soprattutto Scandinavia e Germania. Sono molto curiosa sulla scena musicale finlandese, sono certa che anche voi avrete la vostra buona dose di musica pop o folk, eppure il metal ha un ruolo preponderante. Secondo te, per quale motivo?

Probabilmente gli inverni lunghi e bui potrebbero essere una spiegazione! In relatà in questo momento il metal non è così popolare in Finlandia, dove va soprattutto il rap e l’hip pop. Lo era in passato, quando potevi trovare 6 o 7 dischi metal nelle classifiche. Ora, purtroppo, non più. Ma non mi preoccupo, la storia è fatta di ritorni ciclici!

Parlando di tour, sarete in Italia ad Ottobre con i Twilight Force. Che cosa vi aspettate dal pubblico italiano? E quali sono i piani per promozione dell’album?

Speriamo che le persone si presentino al nostro show! Al momento stiamo ragionando sulla scaletta, inseriremo qualche vecchio brano che non suoniamo da un po’ come “The Power Of One” e poi ovviamente ci saranno i nuovi brani.Qualche tempo fa abbiamo tenuto uno show nnella nostra città natale in cui le persone potevano votare per le canzoni che avremmo dovuto eseguire e questa è stata molto gettonata.
Poi ci sarà un nuovo video, interviste promozionali e almeno due anni di tour.


Beh, ti vedo piuttosto entusiasta all’idea di tornare on the road. Come si riesce a conciliare tutto ciò con la vita privata?

Sai, a volte funziona, altre no. E’ vero che passiamo molto tempo fuori casa, però è anche vero che, quando ci siamo, ci dedichiamo il 100% del nostro tempo, dato che non dobbiamo seguire degli orari lavorativi che ci fanno uscire di casa al mattino e tornare la sera. E poi il nostro non è l’unico mestiere in cui bisogna viaggiare spesso e passare molto tempo lontano da casa. Diciamo che bisogna sempre cercare un equilibrio e, certo, a volte non è facile.

Grazie mille Henrik, ti va di concludere l’intervista con un saluto ai lettori di Metallus.it?

Grazie per il supporto e speriamo di vedervi ad Ottobre per festeggiare tutti insieme il nuovo album!

 

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