Edenbridge – Recensione: Solitaire

Gli austriaci Edenbridge sono attivi ormai dal 1998, ma la band non si è mai sforzata più di tanto per rendere più duttile e vario il proprio percorso musicale. Dediti a un melodic power metal dalle tinte gotiche, il gruppo vanta senza dubbio una grande professionalità alla quale si contrappone un’immobilità stilistica che sfocia nel prevedibile.

Un discorso al quale non sfugge il nuovo album, “Solitaire”, un disco assolutamente perfetto dal punto di vista formale, reso con tutta la perizia tecnica del caso, prodotto in maniera competitiva e tuttavia avaro di sorprese. Non mancano i consueti, ariosi passaggi di tastiera a rendere i brani densi di melodia e la performance vocale della front girl Sabine Edelsbacher è come sempre ottima, ormai tratto distintivo dell’ensemble. Peccato però che l’ascolto tenda a perdersi, per l’appunto, in un range teso su tutti i canoni del power melodico: cavalcate maideniane, parti di tastiere enfatiche e costruite ad hoc come intro o finale dei brani, sezione ritmica in velocità, senza peraltro assicurare refrain per lo meno intriganti. Ci sono buone intuizione come “Bon Voyage Vagabond” e “A Virtual Dream?” che non falliscono nel tenere desta l’attenzione, forti di uno spettro melodico gradevole, ma non fosse per la voce cristallina di Sabine, gli Edenbridge avrebbero davvero poco da offrire.

Uscita di mestiere, solo per i fan del combo austriaco.

Voto recensore
5
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist: 01.Entree Unique
02.Solitaire
03.Higher
04.Skyline’s End
05.Bon Voyage Vagabond
06.Come Undone
07.Out Of This World
08.Further Afield
09.A Virtual Dream?
10.Brothers On Diamir
11.Exit Unique
Sito Web: http://www.myspace.com/edenbridge

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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