Metallus.it

Soen – Recensione: Lykaia

Ero davvero incuriosito di sapere se i Soen, in occasione dell’importante traguardo del terzo lavoro, sarebbero riusciti ad infondere un po’ di personalità ad una proposta formalmente ineccepibile (è sempre un piacere ascoltare il drumming di Martin Lopez così come i contrappunti tastieristici vintage di Lars Åhlund) ma anche oscenamente derivativa.

E niente da fare purtroppo, perché a quanto pare i demoni di Tool e Opeth sono ben più che presenti già da “Sectarian” o su “Opal”; le linee vocali riescono comunque ad essere un po’ differenti nella loro immediatezza e non possiamo non notare echi della tradizione hard rock svedese spruzzati qua e là.

Il nuovo chitarrista, nonché produttore, Marcus Jidell, nonostante esperienze variegate con Royal Hunt, Evergrey e, ancora attualmente, Avatarium (insieme alla moglie Jennie-Ann Smith) si adegua ad un metodo compositivo che sembra davvero quello di una cover band (“Orison”); anche la pseudo ballad “Lucidity” ricorda l’approccio al retro rock degli ultimi Opeth e di band come i Rival Sons, però almeno il risultato finale è più personale. Anzi in “Jinn” i Soen provano a camminare con le loro proprie gambe per una canzone dall’aura doom ma comunque con la melodia ben in evidenza.

Il cordone ombelicale però evidentemente è duro da tagliare, perciò senza correre ulteriori rischi gli svedesi tornano a copiare le ritmiche di Danny Carey e Co. su “Sister” sprecando un talento musicale che avrebbe davvero altra potenzialità che purtroppo non intravediamo nemmeno in questo “Lykaia”.

In attesa che i Tool si rifacciano vivi (anche se molti hanno ormai perso le speranze) molti fan possono gustarsi questo loro surrogato in salsa europea e non la band che molti catalogano ancora come appartenente al genere rock progressivo e che avrebbe addirittura trovato “una formula personale” col precedente “Tellurian”. Niente di tutto ciò.

Exit mobile version