Soen: Live Report della data di Milano

Dopo un piacevolissimo viaggio a sfondo musicale, la scorsa primavera in quel di Eindhoven (Prognosis Festival), ho dovuto praticamente rinunciare a tutta la stagione estiva di concerti per svariati motivi e quindi sono tornato con rinnovato entusiasmo a sorbire un po’ di decibel.

Arrivato negli storici Magazzini Generali di Milano ho trovato un’esigua porzione di pubblico a sostenere vivacemente gli Oceanhoarse, band finlandese di recente formazione con ex membri di Amoral e For The Imperium, che con il loro moderno groove metal hanno riempito di energia il locale; il primo full-length “Dead Reckoning” è abbastanza interessante e l’attitudine non manca davvero a questo quartetto scandinavo, classica, ottima, opening band.

Uno dei cambi di palco più veloci che ricordi fa spazio ai Lizzard dei quali ho molto apprezzato il recente “Eroded” (già il loro quinto album peraltro), fuori per Pelagic Records. Il trio francese inizia un po’ in sordina ma inizia, canzone dopo canzone, (delle quali non conosco i titoli, sorry) ad insinuarsi tra gli astanti generando a fine concerto una vera e propria ovazione; la formula è abbastanza semplice, con una componente tribale di chiara matrice Tool spinta dalla batteria della bravissima Katy Elwell e coadiuvata dai loop di chitarra del cantante Mathieu Ricou per un alternative metal al quale non mancano momenti più aggressivi, anche vocali, e rende in maniera più decisa che su album.

L’attesa era chiaramente tutta per i Soen, band che negli ultimi anni ha raccolto sempre più consenso tra il pubblico, sia europeo che d’oltreoceano, anche in virtù di una maggior personalizzazione del proprio sound in concomitanza degli album “Lotus” ed “Imperial” che, alle sempre presenti influenze di Opeth, Tool, Katatonia, abbina dei ritornelli davvero catchy, supportati dalla calda voce di Joel Ekelöf.

L’aver rinviato il tour di supporto ad “Imperial” per la nota situazione pandemica ha fatto sedimentare tra il pubblico il miglior lotto di canzoni che gli svedesi abbiano mai assemblato e quindi il coinvolgimento è stato totale. Come i Lizzard, anche i nostri partono con il freno a mano tirato, ed i primi pezzi come “Monarch” e “Deceiver” servono a settare meglio i suoni (le chitarre si sentono a malapena e la voce è un po’ flebile, cosa proabilmente voluta dal cantante per scaldarsi a dovere); da “Martyrs” in poi il concerto prende tutt’altra piega, con Martin Lopez a spingere possente dietro al drumkit e Cody Ford a inanellare una serie di assolo in stile Gilmour/Åkerfeldt davvero pregevoli. Da segnalare delle versioni notevolissime di “Antagonist”, “Illusion” e “Lascivious” nel bis per una band che non ha interagito eccessivamente con il pubblico ma che esce vincitrice anche dalla prova palco.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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