Smoking Snakes – Recensione: Danger Zone

Prodi alfieri di un nostalgico sleaze in similpelle, gli Smoking Snakes sono un quartetto proveniente da Goteborg, una bella città che sempre mi ricorda le telecronache di Bruno Pizzul “ed il suo poeticissimo iotebori, quando noi pusillanimi pronunziavamo G-o-t-e-b-o-r-g” (twitter.com/pizart). Al debutto discografico con “Danger Zone” dopo la pubblicazione di un demo che, giusto un paio di anni fa, ha attirato l’attenzione di Frontiers, questi serpenti fumanti sono ispirati da W.A.S.P., Ratt, Dokken e Kiss, ed allo stesso tempo consapevoli – per loro stessa ammissione – dell’impossibilità di reinventare la ruota: nonostante questo, la band sembra avere comunque tutta l’intenzione di fare le cose per bene, a cominciare dalla produzione del disco affidata a Jakob Herrmann (Amaranthe, Evergrey, Anthrax, Europe, Hardcore Superstar) per poi proseguire con la registrazione dello stesso tra le mura dei suoi famosi Top Floor Studios. Con questi undici brani, tutti di durata contenuta, il quartetto composto da Brett Martin (voce e chitarra ritmica), Andy Delarge (basso), Stan Ricci (batteria) e Leo Razor (chitarra solista) propone un hard rock molto più ruvido e roccioso di quanto la loro immagine non lasci intuire: se un titolo come “Angels Calling”, posto proprio in apertura, potrebbe far presagire ad un avvio al millefiori, il brano colpisce invece per le ritmiche martellanti, i cori incisivi e la voce di Martin, che per potenza d’ingaggio collocherei dalle parti di Wuppertal, paese natale di Udo Dirkschneider. Un secondo parallelo, per descrivere lo stile degli Smoking Snakes, ben bilanciato tra strutture di facile impatto e piacevole ruvidezza è quello con gli Ammunition del norvegese Age Sten Nilsen, ai quali va però riconosciuta un’abilità molto maggiore a livello di songwriting.

Gli svedesi, in modo anche comprensibile per un disco di debutto, giocano un po’ più sul sicuro scegliendo di fare affidamento su un insieme circoscritto ed ordinato di ingredienti: l’uniformità delle ritmiche ed il bisogno impellente che questi brani hanno di giungere prima possibile al ritornello depone certamente a favore della chiarezza di questa nuova proposta, perfetta per essere riprodotta dal vivo senza eccessive complicazioni. Dal punto di vista del puro ascolto, però, si intuisce ben presto come “Danger Zone” sia più figlio del proprio energico approccio che non di una composizione particolarmente ambiziosa (vedi i testi e le rime stanche di “Restless And Wild”). Il disco difficilmente include momenti di un qualche fascino, per quanto la bontà dei suoi assoli (“Run For Your Life”), la piacevolissima aggressività del suo drumming (“We Are Alive” è secondo me uno dei brani più riusciti) e l’apparente genuinità stradale della sua attitudine sopperiscano in modo brillante alle mancanze. La semplicità di questo debutto rappresenta, come spesso avviene, il suo principale pregio per un ascolto disimpegnato nel fine settimana, dal momento che qui c’è molto da canticchiare e ballare accompagnati da ritornelli carini (“Lady Luck”) e talvolta sbrigativi (“There Is No Tomorrow”) e meno da lanciarsi all’inutile ricerca di passaggi intensi, sorprendenti o in grado di differenziare la proposta. Un prodotto che parla alla pelle ed allo stomaco senza scendere né incidere in profondità, quindi, ma comunque suonato con una leggerezza divertita (“Who Am I”) che non sembra curarsi troppo dei difettucci e delle possibili critiche.

Questa leggerezza – che però preclude alla band la possibilità di mettersi davvero in gioco – rappresenta anche il limite più evidente, per quanto la sensazione di ripetitività emerga solamente a metà della scaletta e senza pregiudicare troppo il valore ed il divertimento immediato dell’intera esperienza. Con “Danger Zone” gli Smoking Snakes si presentano al grande pubblico con un prodotto abbastanza piacevole, potente e prudente, sorretto da una produzione solida che fa di tutto per esaltare i punti di forza (impatto, cori, dinamiche) e far scivolare in secondo piano la mancanza di almeno una traccia in grado di parlare al cuore e fissarsi nella memoria. Un disco che allora sembra più funzionale al percorso della formazione svedese, presentandola bene ma senza davvero esporla, che non ad un divertimento coinvolgente e duraturo, e che racchiude tra i suoi solchi il classico esempio di disallineamento tra contenente e contenuto: “Danger Zone” possiede il merito di porre “sui radar” una nuova e particolarmente interessante realtà scandinava, senza che lui stesso possa essere definito come portatore di qualcosa di nuovo nè particolarmente interessante.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Angels Calling 02. Sole Survivors 03. Run For Your Life 04. Lady Lucky 05. Excited 06. Restless And Wild 07. Sorrow, Death And Pain 08. There Is No Tomorrow 09. Who Am I 10. We Are Alive 11. Rocking To The Morning Light
Sito Web: facebook.com/smokingsnakesofsweden

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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