Smokey Fingers – Recensione: Promised Land

Che gli Smokey Fingers avessero diverse buone carte da giocare, lo avevano già dimostrato con il loro disco d’esordio, vecchio ormai di cinque anni e passato quasi sotto silenzio, ma non per questo meno interessante di tante altre uscite che affollano il mercato internazionale. La crescita compositiva ed esecutiva è ancora più evidente con il secondo lavoro, questo “Promised Land” che apre le porte a una band matura, con le idee chiare ottima conoscitrice del genere suonato, un southern rock classico, che affonda le sue radici nella profonda conoscenza della realtà statunitense. Non a caso, ci spiegano le note biografiche, la maggior parte dei pezzi di questo lavoro sono stati scritti durante un viaggio zaino in spalla oltreoceano; basta l’introduzione di “Black Madame” per avere la sensazione di stare respirando la terra calcata da band come Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers e, in tempi più recenti, Blackberry Smoke.

Non ci sono accordi fuori posto o sbrodolamenti eccessivi; tutti gli strumenti svolgono il proprio compito senza strafare, lasciando spazio l’uno all’altro, anche grazie a testi espressivi ma abbastanza scarni, che non sentono la necessità di riempire ogni singolo spazio. Si lascia spazio alla chitarra slide, al pedal steel, ai cori, alle descrizioni di luoghi e sensazioni con una vena di malinconia, subito stemperata da una parte strumentale o da un riff particolarmente riuscito. Bella l’atmosfera dolce e amara di “Last Train“, interessante “Stage“, con una parte strumentale più lunga del solito a concludere il pezzo, un mid tempo dall’incedere sereno, buone anche “The Basement” (sebbene il riff iniziale ricordi un po’ quello di “Superstition”), e la più allegra e sbarazzina “Turn It Up“. Probabilmente, a parte gli apprezzamenti in casa propria, che sono una buona cosa anche per attirare l’attenzione di qualcuno ai “piani alti”, il riconoscimento migliore per gli Smokey Fingers sarebbe quello che potrebbe arrivare dalle terre in cui il southern rock è nato e viene mangiato a colazione insieme alle frittelle con lo sciroppo d’acero. Per quanto possiamo riconoscere la validità della band e l’ottima riuscita di questo secondo lavoro (prodotto, tra l’altro, molto bene), il vero apprezzamento deve arrivare dagli U.S.A. Ottenuto quello, c’è solo la gloria sulla loro strada.

Promised Land - Cover 1440x1440

Voto recensore
7,5
Etichetta: Tanzan Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Black Madame

02. Rattlesnake Trail

03. The Road Is My Home

04. Damage Is Done

05. The Basement

06. Last Train

07. Floorwashing Machine Man

08. Stage

09. Turn It Up

10. Thunderstorm

11. Proud & Rebel

12. No More
Sito Web: https://www.facebook.com/smokeyfingers/?fref=ts

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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