Slope – Recensione: Freak Dreams

Alfieri di un’accattivante estetica anni novanta, che traspare tanto dagli elementi grafici quanto dai video pubblicati sul loro canale Youtube, gli Slope sono una band tedesca, fondata a Duisburg nel 2014: dopo aver pubblicato due EP, il quintetto oggi formato da Simon e Fabio (voce), Jizzy (chitarra), Joschua (basso) e Patrick (batteria) ha pubblicato il primo album nel 2021. Forte dei consensi ottenuti da “Street Heat”, la formazione chiaramente influenzata da Beastie Boys, Rage Against The Machine e Red Hot Chili Peppers torna oggi con “Freak Dreams”, la cui pubblicazione ad opera di Century Media lascia intendere come i cinque siano stati in grado di catturare un certo interesse con il loro mix esplosivo di groove, funk e metal. Il disco, che riesce ad infilare dodici tracce in soli trentacinque minuti, è un concentrato di ipnotici giri di basso, cori fatti apposta per invitare a cantare e ritmiche di consistenza crescente, a testimonianza di come la lezione dei grandi sia stata accuratamente annotata e perfettamente appresa dagli Slope. Di “Freak Dreams” si apprezzano innanzitutto l’estetica e la varietà. Sotto il primo aspetto, è evidente come l’immagine della band sia ben studiata e coerente con il tipo di musica proposta, secondo un canone ricorrente che associa a sonorità trascinanti la trattazione – in chiave ribelle – delle difficoltà del quotidiano e dei problemi della società. Per quanto riguarda la varietà, invece, gli Slope sfruttano al meglio la libertà concessa da un genere che si sposa particolarmente bene con contaminazioni esterne (presente ad esempio un riffing di matrice metal), accostamenti sperimentali e sonorità che meno c’entrano e più sono adatte ad abbattere le barriere e la costrizione al quale questo stile è per sua natura allergico.

Se una critica si può muovere ai tedeschi è però quella di aver recepito con sin troppa attenzione l’insegnamento: “Freak Dreams” certamente non annoia, complice la scelta di contenere al massimo il minutaggio di ogni episodio, ma brano dopo brano emerge una certa superficialità che porta il disco a scorrere con molta, forse troppa facilità. A questa sensazione di relativa piattezza concorrono la monotonia del cantato e la qualità dei ritornelli, mai davvero elaborati al punto di strappare con forza la cantatina: se insomma tutti gli ingredienti risultano messi al posto giusto, secondo un ordine che la visione stereotipata dell’approccio tedesco in qualche modo conferma, rispetto ai precursori del genere il puro divertimento prende il sopravvento sul mordente, minando in parte la longevità di questo prodotto. Niente da appuntare, infine, dal punto di vista tecnico: “Freak Dreams” si avvale di una produzione all’altezza che gli permette di suonare agile e pesante al tempo stesso, concedendo al basso di Joschua ed alla batteria Patrick quel pizzico di attenzione in più che la natura fortemente ritmica di quanto proposto impone.

Avvicinandomi alla fine della recensione, mi accorgo – caso più unico che raro – di non aver citato nemmeno un singolo brano, forse perché confidando di trovare nella prossima traccia un motivo che mi spingesse davvero a fare un nome, a segnalare un titolo, a riascoltare un particolare passaggio. Il fatto però di arrivare (piacevolmente, peraltro) al minuto trentacinque senza aver fatto alcun riferimento, se non una piccola nota riservata alla consistenza leggermente superiore della title-track, mi ha fatto riflettere sul tipo di diversità offerta dagli Slope. Un’eterogeneità formale di ritmi e di suoni che si esprime in elementi marginali, in piccoli stacchi che dicono poco e non hanno il potere di orientare il giudizio sul disco nel suo complesso, forse in perfetta coerenza con un lavoro che – nonostante lo sforzo compiuto in parte dai testi – aspira a divertire ed intrattenere senza scavare troppo nel profondo.

La presentazione di “Freak Dreams”, che si guardi un video o si scorra il colorato sito della band, dimostra una cura per l’aspetto visuale che purtroppo non trova un convincente riscontro in un disco che, con la sua mezz’oretta di funky derivativo, non riesce a convincere e colpire con la stessa efficacia. Forse, data l’importanza che il secondo disco riveste di solito nella discografia di un gruppo, sarebbe stato lecito aspettarsi una prova più matura e personale, anche in virtù della pubblicazione ad opera di un’etichetta particolarmente attiva ed importante. “Freak Dreams” suona invece come un secondo, se vogliamo anche eccellente debutto: le sue dodici tracce sono divertenti numeri ritmici e sincopati che ancora una volta pongono ottime basi per il futuro, ma che non dimostrano in quale misura gli Slope abbiano veramente intenzione di contribuire, con la loro personalità e l’esuberanza di un’età giovane, alle sorti di un genere che invecchia.

Etichetta: Century Media Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Talk Big 02. It's Tickin' 03. Chasing Highs 04. Nosedive 05. Hectic Life 06. It's Always You 07. True Blue 08. NBQ 09. WHY SAD 10. Ain't Easy 11. Freak Dreams 12. Out Of The Blue Into The Black
Sito Web: facebook.com/slopegang

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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