Slam Dunk Italy 2023: Live Report e foto del Day 2 con Rancid, Anti-Flag e altri

Venerdì 2 giugno con la scusa del ponte, dovuto alla Festa della Repubblica, molti italiani hanno approfittato per una mini vacanza e molti per far presenza alla prima vera giornata di Slam Dunk Italy, partito già col botto con il “riscaldamento” dei Sum 41 del giorno precedente.

Come era facilmente intuibile, le autostrade erano affollate e purtroppo per questo motivo mi sono perso le prime band che hanno suonato in questa giornata, ovvero Erezione Continua, Destroy Boys e Veneregommosa, riuscendo a vedere di sfuggita gli altri gruppi a partire dai Bronx, dei quali posso confermare ancora la costante qualità live.

Se per la data zero il tutto si svolgeva in un solo palco, questa giornata prevedeva un continuare alternarsi di esibizione in due palchi, quello principale e quello predisposto sulla spiaggia Beky Bay.

CHARLOTTE SANDS

I primi che ho visto per bene sono stati i Charlotte Sands, band capitanata dalla bella e coinvolgente cantante omonima. In tutta la giornata, questa è stata la band che più di tutte si è aiutata con delle basi registrate, poiché sul palco oltre alla cantante c’erano solo un batterista e un chitarrista quindi hanno riempito il loro sound grazie a questo espediente.

Una performance energica dove Charlotte non ha perso occasione per stringere le mani ai fan più vicini, per renderli ancora più partecipi alla sua esibizione e interagire con loro.

LESS THAN JAKE

Dopo l’annullamento di una data al Bloom dello scorso ottobre, grazie a Slam Dunk, anche i fan italiani hanno potuto finalmente rivedere in patria i Less Than Jake. All’interno di questo bill, la band si è distinta per la presenza di fiati, in una commistione perfetta fra punk rock e ska punk. I Less Than Jake hanno rimarcato il loro ruolo da band “cuscinetto”, e che quindi avrebbero suonato anche canzoni più rilassanti, coscienti del fatto che il pubblico si sarebbe dovuto scatenare una giornata intera, con gruppi come Anti-Flag e Rancid. Così, brani come “The Science of Selling Yourself Short” hanno fatto riposare i fan, ma senza tralasciare qualche cavallo di battaglia più punk del loro repertorio, come il classico “All My Best Friends Are Metalheads”.

RUMATERA

La giornata continua con una band nostrana, che col cuore guarda sia al punk californiano, senza scordare le radici del proprio territorio. Ovviamente parlo dei Rumatera, che hanno dato spettacolo con le loro canzoni a metà tra lingua italiana e dialetto veneto. La band si caratterizza per il grande impegno messo nel fare musica ma senza mai prendersi troppo sul serio, con i loro testi non propriamente impegnati e soprattutto definendosi dei molesti, dei morti di figa e con tanti richiami alla loro voglia di bere! La loro esibizione è stata una delle più divertenti e con una grande partecipazione da parte del pubblico, segno che, in questi anni, si sono fatti strada nel panorama italiano.

ANTI-FLAG

L’anno scorso erano presenti come supporto ai The Offspring e ora, di nuovo, ci siamo trovati a ospitare (con gioia, aggiungo) gli Anti-Flag. I due frontman della band sono dei pazzi scatenati: se Justin Sane (voce e chitarra) non sta mai fermo un momento, caso ancora più disperato è Chris Barker (voce e basso), che si fa immortalare nelle sue gesta, con salti di due o tre metri, il tutto suonando. I ragazzi però non sono tutta scena: tra le nuove proposte in scaletta troviamo l’azzeccatissima “Victory Or Death”, che ha un coro propriamente pensato per la sfera live, dimostrando che la band è anche capace di fare ritornelli catchy, senza tralasciare brani più veloci come la famosa “The Press Corpse”. Da segnalare anche il loro buon cuore: mentre stavano suonando “Broken Bones”, hanno interrotto momentaneamente il concerto per permetter, ai fan caduti nei vari poghi di rialzarsi, riprendendo il concerto solamente dopo essersi accertati che tutti fossero stati al sicuro.

PUNK ROCK FACTORY

Una parentesi parodistica di questa giornata è stata quella dei Punk Rock Factory, che a differenza di tutti gli altri non si sono esibiti con materiale loro, ma hanno come marchio di fabbrica quello di fare cover. Si è spaziati dalla sigla dei Power Rangers a quella della Sirenetta, fino a cover di Kate Bush: tutto rigorosamente in chiave punk rock!

FRANK TURNER

Arriva il turno di Frank Turner e le sue Sleeping Souls, cosa che ha tenuto a precisare, poiché il musicista ha presentato con orgoglio, durante il corso del live, i membri della sua band. Principalmente la sua scaletta è stata eseguita con la sua caratteristica chitarra acustica, ma come ribadito durante il live, l’ultima uscita discografica, “FT HC”, è stata più ispirata dal genere hardcore e quindi, per restare in tema con lo stile del festival, ha voluto suonare pure qualche pezzo più spinto, con la sua chitarra elettrica (come ad esempio “Non Serviam”).

BOWLING FOR A SOUP

Nonostante fossero stati presentati come co-headliner, i Bowling for a Soup (ahimè) hanno suonato solo 40 minuti. Questa data allo Slam Dunk Italy è stata la prima volta in cui la band, in 30 anni di carriera, ha suonato in Italia, quindi questo evento era speciale già per questo motivo. I paladini del pop punk erano stati richiesti da tempo dal fandom italiano e finalmente pezzi come “Punk Rock 101” sono stati ascoltati finalmente dal vivo. Per quanto riguarda in particolare il leader Jaret Reddick, si nota subito come a livello vocale sia ancora in gran forma, anche se se dal punto di vista fisico, negli ultimi anni, si è decisamente lasciato andare. Lui e il chitarrista Chris sono elementi statici sul palco, ma vengono compensati dal bassista Rob, che è un animale da palco e pensa a dare ulteriore vitalità alla performance, oltre alle battute dei compagni. I Bowling for a Soup si sono affermati a pieni voti come una band da party, tipica della tradizione pop punk americana.

RANCID

Per ultimi, ma non per importanza, salgono sul palco principale i Rancid, veri protagonisti della giornata, con uno di quelli che non si possono definire concerti ma, alla stregua della Madonna di Lourdes, vere e proprie apparizioni. Escludendo la breve parentesi nel 2017, in cui fecero da supporto ai Green Day, era infatti dal 2003 che la band non si esibiva come headliner qua in Italia, quindi precisamente 20 anni. Una volta saliti sul palco, i Rancid hanno speso poche parole di contorno (salvo per ricordare che il giorno stesso era uscito l’ultima fatica in studio, “Tomorrow Never Comes”) e hanno preferito immergere la folla con una scaletta bella tesa, composta da ben 27 canzoni. L’unica nuova canzone suonata è stata la title track del nuovo album, usata come apertura, ma anche delle uscite degli ultimi anni sono stati selezionati pochi brani. Per la gioia dei fan, la quasi totalità delle canzoni suonate sono state tratte degli album più famosi e influenti della band, vale a dire “And Out Come the Wolves” e “Let’s Go”. Non c’è stata quindi differenza fra l’esecuzione di cavalli di battaglia come “Maxwell Murder”, col suo caratteristico assolo di basso, o della celeberrima “Time Bomb”: la gente non è stata ferma nemmeno un secondo dell’ora e mezza in cui i Rancid hanno suonato e, i nuvoloni di sabbia che si innalzavano dalla zona del pubblico sono stati una costante del concerto. Tim, Lars, Matt e Branden hanno dimostrato che, sebbene gli anni stiano passando anche per loro, sono sempre una sicurezza. C’è solo da sperare che trascorra meno tempo per rivederli nella loro prossima data italiana, perché la voglia di rivederli è sempre tanta.

Setlist:

1 – Tomorrow Never Comes

2 – Roors Radicals

3 – Radio

4 – Maxwell Murder

5 – The 11th Hour

6 – Journey To the End of the East Bay

7 – Dead Bodies

8 – Black & Blue

9 – East Bay Night

10 – Side Kick

11 – Salvation

12 – Bloodclot

13 – Ghost of a Chance

14 – Gunshot

15 – Listed MIA

16 – I Wanna Riot

17 – Old Friend

18 – Hoover Street

19 – Rejected

20 – St. Mary

21 – Olympia WA

22 – The Wars End

23 – Something in the World Today

24 – Fall Back Down

25 – Tenderloin

26 – Time Bomb

27 – Ruby Soho

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