Slam Dunk Italy 2023: Live Report e foto del Day 1 con Sum 41, Zebrahead e altri

Come se l’estate italiana non avesse già un’offerta fin troppo variegata di eventi musicali (ahimè, a eccezione del Rock The Castle, che quest’anno ha dato forfait), la spiaggia Beky Bay di Igea Marina, già culla del Bay Fest, ormai affermato festival punk nello stivale, ha voluto ospitare anche la prima edizione italiana del famosissimo Slam Dunk, finora rimasto un’esclusiva inglese.

La data dell’1 giugno inizialmente non era contemplata e l’organizzazione aveva annunciato solo due giornate, con protagonisti Rancid e Offspring. Tuttavia, in un secondo momento è stata aggiunta questa data zero, che ha acquisito ulteriore valore quando, in seguito, i Sum 41 hanno annunciato il loro (non troppo imminente) scioglimento. Quindi, ecco che la spiaggia della provincia di Rimini si è riempita di fans, sia quelli che non erano ancora riusciti a vedere i propri beniamini, ma anche gli appartenenti alla vecchia guardia, che non si volevano perdere questo nuovo appuntamento, che appunto sarà uno degli ultimi in Italia.

MONDAY PROOF

Ad aprire la giornata sono i Monday Proof, giovane pop punk band italiana, che ha avuto l’onore di avere aperto il concerto di una delle loro band preferite e fonte d’ispirazione, come ribadito da loro stessi.

STAND ATLANTIC

A seguire c’è stata la prima band internazionale della giornata; si tratta degli Stand Atlantic, capitanati dalla energica cantante Bonnie Fraser. La band in soli cinque anni ha sfornato ben tre dischi e ha avuto modo, nei tre quarti d’ora a disposizione sul palco, di far ascoltare un riassunto della loro discografia.

ZEBRAHEAD

Sono ormai almeno cinque le volte che, negli ultimi anni, gli Zebrahead hanno accompagnato i Sum 41 in tour, in quella che ormai sta diventando una vera e propria accoppiata vincente, e questa giornata non ha fatto eccezione. Dopo aver bevuto qualche shottino propiziatorio, la band entra nel mood ideale per poter spaccare tutto. Mi ha sempre colpito come gli Zebrahead, anche quando sono delle semplici spalle, riescano a far divertire e scatenare ogni sorta di pubblico, tramite la loro musica, i loro stacchetti e intermezzi. L’ultimo acquisto Adrian Estrella, ormai più che rodato, ha già pubblicato con la band una decina di brani di cui due eseguiti in scaletta (“Homesick for Hope” e “No Tomorrow”) e dimostrato nuovamente il suo valore. Nient’altro da aggiungere sugli altri membri che ormai sono veterani dei tour mondiali, con un plauso speciale al rapper Ali, che ha approfittato del suo carisma per andare incontro alla transenna del pubblico, per poter aprire i primi circle più della giornata. Una carrellata di classici e dopo la chiusura con “Anthem“, per un momento il continuo del festival è rimasto un attimo in sospeso.

NASKA

Come aveva annunciato in diretta sui social Naska, l’artista che avrebbe suonato dopo gli Zebrahead, aveva comunicato di essere imbottigliato nel traffico e che non avrebbe escluso un suo ritardo a destinazione, con la conseguente cancellazione della sua performance. Ma come capita in ogni film americano che si rispetti, all’ultimo minuto è riuscito ad arrivare, potendo sfoggiare anche le canzoni del suo freschissimo album “La mia Stanza”. La sua oresenza poteva sembrare un pugno nell’occhio nel bill di questa giornata zero, poiché si tratta di uno di quegli artisti che, nell’ultimo periodo, hanno riarrangiato il pop punk con le sonorità commerciali in voga adesso, ma il buon Diego è stato accolto bene (segno che ormai gli ascoltatori hanno meno paletti che in passato).

Anche numerosi suoi fan sono venuti a Rimini apposta per lui, dimostrandolo cantando in coro le sue canzoni (le uniche dai testi in italiano in questa giornata).

SUM 41

Puntuali per le 22.30 salgono sul palco per ultimi i Sum 41, primi headliner di questa rassegna. Dopo l’ultimo sold out a Bologna, era prevedibile che avrebbero fatto il pieno di gente anche questa volta. Nessuna parola per introdursi: la band lo fa tramite le note di “Motivation”, che infiamma (letteralmente, tramite fiamme ed effetti pirotecnici) la Beky Bay Arena.

I Sum 41 tornano sempre volentieri in Italia e l’hanno dimostrato annunciando quasi all’ultimo anche un concerto più intimo (solo per 500 spettatori) a Milano proprio il giorno prima di questa data, giusto come riscaldamento, prima di questo nuovo tour europeo.

Se l’energia non manca mai ai ragazzi canadesi, purtroppo la scaletta non ha riservato altrettante sorprese, ripescando le canzoni suonate per la maggiore. Sono stati eseguiti letteralmente tutti i singoli dal primo disco fino a quelli di “13 Voices” (dell’album “The New Order” invece non è stato suonato nulla).

Come nell’ultimo live all’Unipol Arena, è stato riproposto un medley che ha unito le canzoni “My Direction”, “No Brains”, “Rhythms” e “All Messed Up, senza scordare l’esecuzione dell’ormai collaudata cover di “We Will Rock You”, che vede protagonisti, più di Deryck, i 2 chitarristi Dave Baksh e Tom Thacker, che si sono spalleggiati con i loro assoli.

Un tuffo nel passato insomma, dove gli ex-teenager dei primi anni 2000 (ma non solo), hanno potuto rivivere l’atmosfera di quegli anni, scatenandosi a tal punto da aver sollevato nubi di polvere per l’intera ora e mezza in cui i Sum 41 hanno suonato.

Un gran concerto, in vista dei prossimi show che, purtroppo, saranno gli ultimi: il prossimo tour sarà davvero quello finale, a meno che Deryck e compagni tornino sui propri passi.

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