Provenienti dalla vicina e lussureggiante Slovenia (unico Paese al mondo con dentro la parola “love”, come ci spiegò la nostra guida Eliano a Lubiana), gli SkyEye sono nati nel 2014 ed hanno pubblicato il loro primo album – dal titolo “Digital God” nel 2018. Attivi online anche durante i sordi mesi della pandemia, i cinque sloveni si misero in luce per una serie di convincenti performance live, che valsero loro un nuovo contratto con la tedesca Reaper Entertainment: è per la stessa etichetta che pubblicarono “Soldiers Of Light” nel 2021 e – dopo importanti riconoscimenti ottenuti su Rock Hard, Rock It e MetalHammer – il nuovissimo “New Horizons” in uscita in questa torrida estate del 2024. Introdotto da una presentazione professionale e da una copertina ricca di riferimenti simbolici, il nuovo album si compone di undici tracce e comincia la propria narrazione sulle note heavy/thrash di “The Descenders”. Se da un lato l’approccio è assolutamente classico ed ottantiano, un fattore che quando ben eseguito rappresenta più un merito che una critica, la tensione evocata dalle ritmiche dei due instancabili chitarristi, veri pilastri del quintetto, aggiunge un tocco di urgenza contemporanea: grazie ad una prestazione generosa e completata da elaborati assoli, Grega Stalowsky e Mare Kavcnik fanno di “New Horizons” un disco che saprà emozionare gli amanti di un approccio certo anche melodico/graffiante, ma allo stesso tempo sbilanciato – anche in fase di missaggio – a favore delle sei (infuocate) corde.
Forte di una sezione ritmica che svolge egregiamente il proprio compito (“Fight!”), questo terzo disco trasmette quella sensazione di solidità che il termine heavy metal è stato creato per evocare: in questo assalto che cita Accept, Gamma Ray, Iron Maiden ed anche tanto metal americano, condito dalla fierezza insistita di casa Manowar (“The Voice From The Silver Mountain”), non sembrano esserci pause né ripensamenti, con un’abbondanza di momenti in battere che davvero creano l’immagine di un fabbro impegnato a plasmare il metallo incandescente in un tripudio di suoni assordanti e sudore. Se da queste prime battute doveste aver maturato l’impressione di una band coesa e competente, ma dalla proposta non certamente sfaccettata, sappiate che siete ancora una volta sulla strada giusta: nonostante una durata che sfiora i sessanta minuti, infatti, il tenore dei brani si mantiene su coordinate stilistiche piuttosto rigide, con ritornelli, suoni ambientali ed elementi orchestrali (“Far Beyond”) che purtroppo non si rivelano mai in grado di offrire, né tantomeno consolidare, una qualche idea di varietà e ricerca. La stessa mancanza di cori coltivati e sufficientemente robusti è a mio parere la dimostrazione di un approccio meccanico e poco in vena di concessioni, al quale si impedisce di raggiungere una platea più vasta: qui il cantato del bravo Jan Leščanec viene spesso lasciato solo in mezzo al campo di battaglia, e le sue priorità sembrano spostarsi a favore di una pura sopravvivenza che spazza via sul nascere ogni pretesa di eleganza o rifinitura.
Le sorpresine sono rare ed abbastanza irrilevanti, ed anche quando un brano sembrerebbe inizialmente voler assicurare uno sviluppo diverso (“Saraswati” ed i suoi otto minuti), almeno in parte, chitarre e batteria provvedono a riportare il tutto sugli stessi binari presentati già dalla prima traccia. Se potenza e padronanza non mancano alla formazione slovena, il loro terzo lavoro non sembra però in grado di restituire tutta la potenzialità di una band che forse potrebbe spaziare più tra gli stili, i suoni e le profondità, anche in virtù delle citazioni apprezzabili e credibili che i nostri sono in grado di offrire. A “New Horizons” ed ai suoi suoni riverberati e per la verità un po’ piatti (come quelli dell’anonima title-track) manca insomma proprio quell’idea di novità, agilità ed esplorazione che, almeno leggendo il suo titolo ed ammirando la sua copertina, cominciavamo invece a pregustare. In un disco nel quale l’adesione letterale ed immobile ad uno stile appare il fine, e non il mezzo attraverso il quale mirare alle stelle, la sensazione è quella di una prestazione generosa minata da un lavoro di songwriting riuscito solo a metà, anche quando è il momento di mettere mano ai testi. E quando l’attitudine è così granitica, genuina e potente, il contrasto con le piccole falle che emergono qua e là fino al trascurabilissimo finale è inaspettato, inadeguato e – per una band con dieci anni di vita alle spalle – anche un pochino doloroso.

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Etichetta: Reaper Entertainment Anno: 2024 Tracklist: 01. The Descenders 02. Fight! 03. Far Beyond 04. Railroad Of Dreams 05. Saraswati 06. New Horizons 07. The Voice From The Silver Mountain 08. Forgotten Nation 09. Nightfall 10. The Emerald River 11. 1917 Sito Web: facebook.com/SkyEyeBand |
