Skills – Recensione: Different Worlds

E che supergruppo sia!”, devono aver pensato negli uffici della Frontiers al momento di approvare – probabilmente senza esitazioni, in virtù della formula ormai collaudata – questo nuovo progetto. D’altronde, se l’idea di affiancare ad un cantante talentuoso come Renan Zonta (Electric Mob) musicisti conosciuti e di esperienza come  il chitarrista Brad Gillis (Night Ranger), il bassista Billy Sheehan (Mr. Big, The Winery Dogs, Sons Of Apollo) ed il batterista David Huff (GIANT) non fosse sufficiente a titillare la curiosità del pubblico, il plotone di compositori assoldati per assemblare undici tracce di sano hard rock (tra i quali spiccano Alessandro Del Vecchio, lo stesso Zonta, Martin Jepsen Andersen, Pete Alpenborg e Gui Oliver) potrebbe assicurare la spallata gentile per convincere anche gli indecisi, rimasti freddi di fronte alla copertina piuttosto anonima del disco. La sponda del rock lambita dalle acque di “Different Worlds” è quella più atmosferica e melodica, nella quale la ripetizione gioiosa dei ritornelli (“Need To Fall”) suona come un ritorno a casa, al tempo in cui non c’era bisogno di complessità né innovazione per essere notati e diventare qualcuno. Quando quel “qualcuno” lo sei già diventato, tutto quello che ti serve è allora un rock semplice e maturo e possibilmente anche di sostanza (“Blame It On The Night”), suonato più per piacere che per effettiva ambizione, ottimo per perpetuare se stesso come del resto potrebbero e saprebbero fare anche altri. Un genere liscio e bevibile che diventa strumento d’esistenza e piattaforma di comunicazione, del quale l’ascolto finale rappresenta solo uno dei possibili scopi.

I plus di questo disco stanno tutti nell’interpretazione graffiante di Zonta, per il quale gli accostamenti a frontman leggendari come Glenn Hughes, Sammy Hagar, Steven Tyler e David Coverdale non appaiono poi così fuori luogo: il cantante brasiliano appare sempre in controllo, affiancando ad una duttilità estrema anche la capacità di sentire il singolo brano, aggiungendovi una nota di personalità, una punta di mestiere (“Stop The World”), un tocco unico (“Show Me The Way” è molto Mr. Big) che eleva questo tipo di esperienze oltre la dignitosa mediana sulla quale altrimenti si collocherebbero. Nonostante il contributo degli altri musicisti non sia così spinto – se si escludono alcune intriganti parti di tastiera ad opera di Del Vecchio – si avverte comunque una bella coesione (“Different Worlds”), una spinta corale ed un flusso di energie spese bene e convogliate con efficacia. Come spesso accade, i brani più lenti risentono maggiormente della mancanza di drive, non riuscendo a sostenersi sulla sola bontà delle proprie melodie: “Losing The Track” e “Just When I Needed You” sono due ballad oneste, corali e caratterizzate da ottimi assoli, ma che regalano un intrattenimento leggero leggero, di quella freschezza che non si imprime nella memoria. Come sempre degna di nota è infine la disponibilità dell’album su un elegante vinile bianco: benchè questo disco non aspiri probabilmente a diventare un classico, anche grazie a tracce piuttosto svogliate e mondane (“Hearts Of Stone”), poterlo ascoltare in formato fisico – nonostante il vero new classic sia oggi il Compact Disc™ – può arricchirne l’esperienza dal punto di vista sensoriale.

Undici tracce per quarantadue minuti di musica sono la dimensione aritmetica di un prodotto che fa bene il suo lavoro, presentando una nuova formazione nella bravura statica che essa è chiamata ad esprimere. Su “Different Worlds” nessuno fa niente che non gli sia stato strettamente richiesto, e l’album vale soprattutto come una conferma – per quanto quasi sempre gradevole all’ascolto – di una formula professionale che continua a dare ed inculcare risultati pienamente accettabili. Se un merito/demerito può essere ascritto a questi dischi, è quello di abituare progressivamente il pubblico alla decenza di questo tipo di proposte: musica di una bellezza da centro commerciale, il cui streaming costante ed inarrestabile ci travolgerà con la violenza di un fiume in piena. E piano piano dimenticheremo quel sapore della ricerca e della scoperta che una volta ci eccitava, mentre oggi ci distrae dalle distrazioni e un po’ ci affatica.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Escape Machine 02. Blame It On The Night 03. Different Worlds 04. Losing The Track 05. Writings On The Wall 06. Show Me The Way 07. Just When I Needed You 08. Need To Fall 09. Stop The World 10. Hearts Of Stone 11. Don't Break My Heart
Sito Web: facebook.com/SkillsRnR

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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