Skid Row – Recensione: The Gang’s All Here

Per molti i primi due album degli Skid Row, l’omonimo debutto del 1989 e il successivo “Slave To The Grind” del  1991, sono considerati delle pietre miliari nella storia dell’hard rock, hanno segnato il tempo e scandito un periodo storico fondamentale per gli amanti di quelle sonorità. Già con il terzo lavoro “Subhuman Race”, dal sound più moderno e influenzato dall’ondata grunge, si iniziano a sentire le prime avvisaglie del declino della band del New Jersey, che di li a poco vedrà la dipartita prima dello storico frontman Sebastian Bach e poi anche del batterista Rob Affuso. Nel corso degli anni la band ha cercato di reinventarsi e a continuare la propria carriera con risultati altalenanti, cambiando più volte cantanti, dal compianto Johnny Solinger, all’ex TNT Tony Harnell e ZP Theart  (ex Dragonforce), fino al nuovo innesto con l’arrivo dell’ex H.E.A.T Erik Grönwall, che si può proprio dire abbia portato una rinnovata e ritrovata alchimia all’interno del gruppo.

Ascoltando questo nuovo lavoro preceduto dagli ottimi singoli, che già ci avevano fatto ben sperare sulla bontà del nuovo full-length, ci troviamo al cospetto di un album frizzante, carico di energia che mixa a dovere la sfrontatezza e lo sleaze rock degli esordi, con sonorità più robuste e al passo coi tempi. Sin dall’iniziale e grintosa “Hell Or High Water” si ha la sensazione di deja vu, di un ritorno al passato, ai fasti dei primi due lavori e questa sensazione non cambia neanche con la titletrack, un brano assolutamente perfetto e accattivante, che ti entra in testa immediatamente e che ti ritrovi a cantare senza rendertene conto. Con “Not Dead Yet” emergono prepotenti le influenze dei primi Guns N’ Roses, mentre “Time Bomb” ha un ritmo più rallentato dove viene messa in evidenza l’abile sezione ritmica, fino al pregevole assolo centrale, il tutto sostenuto dalla versatile voce di Grönwall che si adatta alla grande nella dinamica del pezzo.

Resurrected” rappresenta la rinascita, la voglia di riscossa e di urlare che sono ritornati: “We’re not playing dead, that’s all in their head, now’s the time to see, We’re resurrected” esplicita in modo perfetto quanto appena detto. Segue l’energetica e dirompente “Nowhere Fast“, mentre “When The Lights Come On” ha tutte le carte in regola per diventare la nuova “Sweet Little Sister” e in certi frangenti la ricorda, soprattutto nella parte iniziale. “Tear It Down” uscito come secondo singolo è un altro brano anthemico e dall’enorme groove che cresce d’intensità fino al ritornello assolutamente irresistibile, a cui segue l’unica ballad del disco “October’s Song”, una composizione di sette minuti in cui il gruppo ha un approccio diverso e fortunatamente non cade nella tentazione di voler riproporre una nuova “I Remember You” o “Wasted Time”. Alla potente e robusta “World On Fire” spetta il compito di chiudere questo lavoro. Un album di pregevole fattura che a sorpresa riporta gli Skid Row ai fasti dei bei tempi, una speranza che nel corso degli anni si era persa, ma che con questo “The Gang’s All Here” è evidente agli occhi di tutti. Bentornati Skid Row!

 

Etichetta: earMUSIC

Anno: 2022

Tracklist: 01. Hell Or High Water 02. The Gang’s All Here 03. Not Dead Yet 04. Time Bomb 05. Resurrected 06. Nowhere Fast 07. When The Lights Come On 08. Tear It Down 09. October’s Song 10. World On Fire
Sito Web: https://www.skidrow.com/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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