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Skepticism – Recensione: Ordeal

Attivi dal 1991 e contemporanei ai numi tutelari del gothic/doom metal (benchè meno noti e gravati da alterne fortune), i finlandesi Skepticism tornano sul mercato discografico dopo sette anni di silenzio con “Ordeal”, prima opera licenziata dall’attivissima etichetta Svart Records, vera fucina di talenti per i sostenitori di una musica di nicchia.

“Ordeal” è un album diverso e coraggioso, poichè la band opta per una registrazione dal vivo. Attenzione, non parliamo di un “buona la prima” da live in studio ma di una vera e propria esibizione svoltasi in un club di fronte a un pubblico, con ben poche possibilità di sbagliare. Lo show è intenso e comprende sei brani inediti più due tra le canzoni più emozionanti e drammatiche composte dai nordeuropei, ovvero “Pouring” e la magnifica suite “The March And The Stream”, highlight dell’album “Lead And Aether” (1998).

“You” apre le danze con severità e un lungo contributo degli strumenti. E’ da “Momentary” che si avverte la validità dei caratteri del gruppo, guidati dal growling cavernoso e imponente di Matti e soprattutto dai tasti d’avorio di Eero Poyry, esecutore di movimenti sinfonici lacrimevoli e solenni. Punto di forza del gruppo resta a nostro avviso la varietà esecutiva, necessaria a rafforzare l’impatto emozionale suggerito dai brani. Poca l’originalità della proposta ma notevole la bellezza delle composizioni.

Il rapporto con il pubblico è per forza di cose ridotto ai minimi termini (parliamo pur sempre di un album di inediti) e si risolve con applausi di approvazione al termine dei pezzi. La struttura dei brani è solida, tanto nelle funeree melodie di “March Incomplete” e “Closing Music”, tanto in un pezzo più sostenuto e veloce (termine da rapportare al genere di rifeirmento) come “The Road”, un brano dove il vocalist si prodiga in un drammatico screaming e che fa salire sugli scudi l’estro delle chitarre di Jani Kekarainen e del guest Timo Sitomaniemi.

Teatrali e forieri di un cupo romanticismo, gli Skepticism confermano le proprie qualità e il valore storico della formazione.

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