Instancabile artigiano del metal, nonchè fondatore dei Primal Fear insieme a Ralf Scheepers, il bassista, cantante e compositore tedesco Mat Sinner ha pubblicato oltre venti dischi con la band che porta il suo nome (d’arte), ai quali si aggiungono numerosi progetti e apparizioni che davvero sarebbe impossibile riassumere nello spazio di una semplice recensione. Quello che conta è sottolineare che i Sinner ci sono sempre stati: qualunque fosse la moda del momento, qualunque stile imperversasse, qualunque cosa potesse spingere il mercato discografico lontano dall’heavy… ecco, Mat ed i suoi resistevano e continuavano ad incidere, suonare dal vivo e tenere accesa la proverbiale fiamma. Qualcuno potrà obiettare che questo percorso artistico sia stato votato più alla quantità delle uscite che non all’effettiva qualità delle stesse (con la dodicesima posizione nelle classifiche tedesche di “Brotherhood” che rappresenta ad oggi uno dei picchi commerciali della loro carriera), ma il tenore delle collaborazioni e la riconoscibilità delle etichette che lo hanno accompagnato non può non deporre anche a favore di un certo modo di fare musica e di essere che nell’ambiente è stato chiaramente apprezzato.
E proprio i nomi che il musicista tedesco ha coinvolto nel suo ultimo disco, quello che potrebbe rappresentare l’atto di congedo finale dell’artista classe 1965, non fanno altro che confermare lo status faticosamente costruito negli anni: dai nomi dei cantanti che appaiono sul disco (Ronnie Romero, Michael Bormann, Björn „Speed“ Strid, Erik Mårtensson , Renan Zonta ed altri ancora) alla produzione affidata al leggendario Jacob Hansen, senza dimenticare il contributo di Magnus Karlsson in veste di cantante e chitarrista, “Boom Gang Goodbye” sembra davvero essere stato assemblato con l’idea di chiudere il cerchio e di farlo in modo scoppiettante, festoso e memorabile.
L’inizio di “Dreams Can Come True” non delude: dal suono ricco ed avvolgente all’andamento frizzante, il primo brano ha un ritornello asciutto, un lavoro di chitarre di derivazione heavy e quell’impeto melodico – sostenuto dalla batteria di un solidissimo Moritz Müller – di chi vuole (forse) salutare facendo quello che sa fare meglio. Questa formula vincente, che unisce bene interpretazione matura, suoni brillanti ed un velo di melanconia di sottofondo (“Wait”, “Turn The Page”), viene riproposta con una competenza ispirata che raramente si trasforma in ripetitività. I ritornelli sono ricchi e sentiti, gli assoli di chitarra piacevolmente vecchio stile, le melodie di quella qualità alla Kissin’ Dynamite che giustifica, nel lungo elenco degli amici che hanno dato una mano in questa occasione, la presenza del chitarrista della band tedesca Jim Müller.
Non potevano mancare naturalmente quelle ballad che del percorso di Sinner hanno costituito un elemento fondamentale e ricorrente: “Leave It All Behind” e “Born To Run” beneficiano tutte dell’ottimo mood che infonde ogni momento del disco, suonando anch’esse piene, robuste, ispirate, ricche di un dettaglio che l’infallibile produzione di Hansen consente di apprezzare ad ogni volume. Nell’ultima rappresentazione che Sinner promette di dare di sè, niente appare troppo prevedibile o scontato, che per uno che ha registrato così tanto in carriera non è un fattore da ignorare: al contrario, la sensazione è quella di un approccio fresco e diretto (“Under The Moonlight”), quasi si trattasse di un artista al debutto, solo con quell’autorevolezza che consente anche ai brani meno fantasiosi (“All Night Long”) di farsi apprezzare per la cura tedesca delle geometrie, l’assemblaggio semplicemente impeccabile, le avvolgenti dinamiche dei suoni che rendono questo rock formalmente perfetto eppure capace di mordere e graffiare.
La sicurezza data dagli anni significa che nessuno dei musicisti avverte il bisogno di strafare: il disco coniuga con esperienza energia e controllo, ricetta per la quale le formazioni tedesche hanno sempre offerto soluzioni eccellenti. Per questo l’ascolto non è mai affaticante e non si avverte la presenza di secondi fini nè di un intento di autocelebrazione che avrebbe appesantito tutto il discorso: è come se Sinner si fosse annullato per dare spazio alla musica che l’ha sostenuto per così tanti anni, un atto di umiltà – e quasi di estremo sacrificio – che ha chiaramente pagato. Pubblicato da Reigning Phoenix Music e disponibile su CD e su un (costosetto) vinile in edizione limitata di colore blu, “Boom Gang Goodbye” è un disco che non avrebbe bisogno di essere venduto come l’ultimo per essere apprezzato. Indipendentemente dal significato che questo lavoro assumerà nel tempo, all’interno di una estesa discografia nella quale perdersi è facile, il disco propone un valore di tipo assoluto, che abbraccia momenti più divertenti (“Are You Read”, “Road To Remember”) ed altri più introspettivi come parti di una stessa, gloriosa medaglia.
Alla fine di questi quarantatre minuti viene quasi da chiedersi come sarebbe stata la carriera di Sinner se il livello qualitativo delle sue uscite – comunque raramente sotto la soglia della sufficienza – si fosse assestato sempre su questi livelli. Il punto è che a fare dischi come “Boom Gang Goodbye” ci si arriva spesso per gradi, ed ogni passo, ogni critica ed ogni delusione conta. Questo album diventa allora uno straordinario esempio di storytelling, con significati e valori che vanno oltre quelli che esso stesso promette di offrire: come se la musica avesse preso il sopravvento sull’artista, e fosse stata liberata.

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Etichetta: Reigning Phoenix Music Anno: 2026 Tracklist: 01. Dreams Can Come True 02. Wait 03. Leave It All Behind 04. All Night Long 05. Are You Ready 06. Born To Run 07. Hellbreaker 08. Turn The Page 09. Road To Remember 10. Under The Moonlight 11. Power Sito Web: facebook.com/SinnerBand |
