Distillers – Recensione: Sing Sing Death House

Periodicamente una band, evidentemente più fortunata di altre, viene presa sotto l’ala protettrice di un’altra band, famosa nello stardome “alternativo”, che agisce da mentore. Nel caso in questione è toccato ai The Distillers che hanno come padrini nientemeno che i Rancid, con la cui benedizione esordiscono su Hellcat e partono all’avventura in cerca di fama. Si tratta di una punk band assolutamente devota al culto rancidiano al quale rendono omaggio per l’intera durata del disco senza mai sorprendere l’ascoltatore e soprattutto senza mai discostarsi dal rancid-sound. Particolare la rabbiosa voce femminile, gravemente alcolica e tristemente monocorde, per il resto tanto punk rock già masticato e digerito anche da chi se ne fotte altamente di borchie, creste e bermuda. Consigliato a quanti credono cocciutamente che siano stati i Sex Pistols ad inventare il punk.

Voto recensore
5
Etichetta: Hellcat / Venus Giucar Goodfellas

Anno: 2002

Tracklist: Tracklist: Sick of it all / I am a revenant / Seneca falls / The young crazed peeling / Sing Sing death house / Bullet & the bullseye / City of angels / Young girl / Hate me / Desperate / I understand / Lordy lordy

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