Edo Notarloberti – Recensione: Silent Prayers

Ark Records, etichetta sempre attenta alle realtà che ruotano attorno alla darkwave, pubblica “Silent Prayers”, lavoro solista del violinista napoletano Edo Notarloberti, in forza negli Ashram. Un disco decisamente lontano dalla musica metal, ma che incuriosirà le menti più elastiche e ricettive. “Silent Prayers” è sostanzialmente musica da camera, un romantico incontro tra il violino di Edo e il pianoforte, con l’aggiunta del violoncello di Giampaolo Nigro e le voci di Valentina Del Giudice e Salvo Sammartino.

“Silent Prayers” è ricco di composizioni romantiche e gentili, piccole gemme che fanno vibrare l’animo. Notiamo subito come i brani, pur appartenendo a una categoria musicale di non semplice assimilazione, siano diretti e fruibili e inducano a un’immediata rilassatezza. “The First Was A Death Woman”, al di là di un titolo che parrebbe suscitare sensazioni negative, è un allegretto molto dolce. Protagonisti sono qui il violino di Edo e il pianoforte di Valentina Mollo, che tessono intriganti gelosie. “Silent Prayer” stupisce invece per la splendida performance vocale di Valentina Del Giudice, davvero da brividi, mentre le deliziose “Preludio On My Skin” e “Dark Tango” vivacizzano il ritmo. Si chiude con “L’Extravagance”, un pezzo più disarticolato e liquido, ma ancora allineato su quel senso di tranquillità suggerito dal disco. “Silent Prayers”, delicato ed armonico, saprà rapirvi. Ideale per chi segue i risvolti neoclassici del filone darkwave.

Voto recensore
7
Etichetta: Ark / Masterpiece

Anno: 2008

Tracklist: 01.The First Was A Death Woman
02.Silent Prayer
03.Marianna Y La Melancholia
04.Preludio On My Skin
05.The Glass Man
06.Let It Be Except For Love
07.Dark Tango
08.Mon Revè Le 31 Mars
09.L’Extravagance

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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