Manowar – Recensione: Sign Of The Hammer

Per la nostra rubrica sui dischi del passato, eccoci a parlare di ‘Sign Of The Hammer’, probabilmente l’ “opera omnia” dei Manowar, un disco fondamentale per l’allora imperversante movimento dell’epic metal americano. Il disco inizia con due brani inaspettatamente “easy listening”(precursori di ciò che sarà il successivo ‘Fighting The World’?), “All Men Play On 10” e “Animals”, schegge rock che ci trasportano in quel mondo sex & fun fatto di macho metal dai muscoli guizzanti e procaci fanciulle in corpetti di pelle. Tematiche alle quali oggi guardiamo con un sorriso, ma imprescindibili per la cultura metal di vent’anni or sono. Brani di immediata presa, potenti a livello ritmico e combinati a ritornelli accattivanti. Terminata la parentesi “easy”, il disco ci offre una serie di episodi che rientrano di diritto tra quanto di meglio prodotto dall’epic metal a stelle e strisce. ‘Thor (The Powerhead)’ mette i brividi, il suo incedere wagneriano è intriso di riff evocativi e ottimamente inseriti, arricchiti da un tappeto di cori senza pari… “maestoso”, ecco l’aggettivo giusto per descriverlo. ‘Mountains’ (uno dei pezzi più belli ma curiosamente sottovalutati dei quattro guerrieri newyorchesi) è un lento che non disdegna la combinazione con riff di chitarra pesanti (Ross The Boss docet…) in cui entrano gli acuti di un Eric Adams come sempre in stato di grazia. La titletrack è un gioiello power di rara perfezione: potente, veloce, rapisce fin dal primo istante e “costringe” l’ascoltatore a cantare a squarciagola un refrain impeccabile. Le successive bordate di ‘The Oath’ vi toglieranno il respiro (in tutti i sensi!) trascinandovi per i capelli fino a ‘Thunderpick’, brano costruito sugli inconfondibili assoli di basso di Joey DeMaio. L’album termina con una vera gemma…stiamo parlando di ‘Guyana (Cult Of The Damned)’ (il cui background lirico è relativo all’episodio del suicido di massa commesso dagli adepti del Reverendo Jim), brano dall’inizio lento che poi esplode in un riffing travolgente, simile ad una marcia alla quale è impossibile restare indifferenti. Un capolavoro senza tempo.

Etichetta: 10 Records

Anno: 1984

Tracklist:

01.All Men Play On 10
02.Animals
03.Thor (The Powerhead)
04.Mountains
05.Sign Of The Hammer
06.The Oath
07.Thunderpick
08.Guyana (Cult Of The Damned)


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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