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Damned Nation – Recensione: Sign Of Madness

‘Sign Of Madness’ è la quarta release per gli svedesi Damned Nation. Proseguendo il discorso stilistico intrapreso già dal precedente ‘Grand Design’, i nostri propongono un hard rock piuttosto ricercato e con numerose venature melodiche (un organo hammond la sua bella figura la fa sempre…), sebbene non manchi un tocco squisitamente “swedish” percepibile nei riff di chitarra tessuti da Robert Wanqvist (sempre compatti e taglienti) e nella fantasiosa sezione ritmica di Roger Jern (batteria) e Magnus Jonsson (basso).

‘Sign Of Madness’ è un disco che si lascia ascoltare con piacere, complice anche l’ottima performance del singer Matti Alfonzetti, notevole interprete chiamato a sostituire l’ex front man Thomas Torsén. Come dicevamo, i brani si snodano in massima parte lungo tappeti di riff pesanti e distorti, non senza incontrare piacevoli rifiniture melodiche: citiamo ‘Wall Of Illusion’, con un interessante break di arpeggi e voce femminile e ‘Wake Up’, pezzo molto “catchy” ma altrettanto compatto, giocato sull’alternarsi tra riff di chitarra disarticolati e la voce filtrata di Matti. In linea di massima non siamo di fonte a nulla che spicchi per un’originalità particolare, ma il lavoro svolto dai Damned Nation rimane senz’altro onesto e professionale, certamente non mancherà di entusiasmare i cultori del genere.

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