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Siblings – Recensione: The Time Has Come

Già attivi con le rock band Sharada e BlindCat, formazioni con le quali hanno potuto supportare nomi del calibro di Virgin Steele, Russell / Allen e Glenn Hughes, Gianbattista Recchia (voce, tastiere e orchestrazioni), Michele Quarato (basso) e Michele Debartolo (chitarra) hanno deciso di dare vita ad un nuovo progetto in grado di unire “la maestosità del Symphonic Metal, il calore dell’Hard Rock e la potenza del Power Metal”. Il progetto si chiama “Siblings”, è made in Puglia ed il suo primo frutto – consigliato ai fan di Avantasia, Jorn, Jeff Scott Soto e House of Lords – porta il titolo di “The Time Has Come”. Lungo meno di quaranta minuti, il disco non nasconde le sue ambizioni sinfoniche già a partire dall’openerLord Of Fear”, caratterizzata da un incedere fortemente atmosferico che, al novero delle influenze già citate, potrebbe legittimamente aggiungere anche qualcosa degli Iron Maiden più descrittivi e letterari. Lo stile del cantato di Gianbattista si attesta tra il gotico e la splendida “Little Angel” dei finlandesi Charon (2002), nonostante sul finire del brano le influenze classiche che hanno formato i nostri comincino ad emergere con più forza: lo scopo e l’orizzonte dei Siblings sembra infatti decisamente più ampio, complice l’importanza attribuita alle delicate orchestrazioni (“The River”) alle quali spetta, va detto, di coprire con i loro slanci lo scarsissimo impatto di un drumming che – così, a occhio e croce – sembrerebbe essere stato affidato alla freddezza ed al calcolo di una drum machine. Una scelta che, purtroppo, compromette pesantemente la riuscita di un prodotto che proprio al cuore ed alla sensibilità adriatica sembrerebbe attribuire le sue fortune. E invece certe chiusure suonano troncate, certi passaggi del tutto privi di pathos e certi momenti raffreddati da un meccanicismo che con “The Time Has Come” proprio non ci azzecca, alla faccia della maestosità. Che sarebbe bastato entrare in una scuola di musica e regalare l’opportunità ad un giovane, per dire.

SIBLINGS - You Will Die For Me (Official Video Clip)

Chiudendo un occhio su un’ingenuità del genere, o forse tutti e due ma lasciando libere le orecchie, ha più senso e valore soffermarsi su quanto di buono manifestato nel corso di queste dieci tracce, a cominciare dal tenore drammatico, di efficacia quasi libraria, di molti dei suoi momenti: è il caso ad esempio di una “The Hour Of Redemption” che vede voce ed archi dialogare in modo sinergico, continuamente sospesi tra forza e delicatezza, anche grazie alla notevole estensione della quale Gianbattista si dimostra capace. Che questo sia un disco fortemente incentrato sulla personalità del suo cantante è evidente (“The End Of Crying”), dal momento che anche basso e chitarra si limitano per la maggior parte a svolgere un onesto lavoro ritmico o di delicata rifinitura, come nel caso dell’intensa “Eyes Of Roses”, un brano fuori dal tempo con le caratteristiche di un classico da ascoltare, se solo fosse possibile, con il calore di un polveroso vinile.

Il complimento più grande che si possa fare a “The Time Has Come” è rappresentarlo come un disco di non facile definizione, e di inquadramento per nulla scontato. In questi trentotto minuti vi sono infatti orchestrazioni di grande intensità, interpretazioni degne dei famosi nomi citati in apertura (“From The Silence Of Your Land”) ed allo stesso tempo passi falsi, come la scarsa coralità e la scelta tafazziana relativa alle parti di batteria, che rendono così difficile e frustrante valutare le reali ambizioni di questo trio. Il disco si colloca allora in una nebbiosa terra di mezzo nella quale, se da una parte ci si sente liberi di sognare e farsi trasportare dalla sua malinconia avvolgente (“Run Boy” è veramente notevole), dall’altra si deve fare i compiti con una visione alla quale “The Time Has Come” forse si avvicina, ma senza davvero i mezzi per realizzarla pienamente. A questo debutto si deve in definitiva riconoscere il merito di spiegare per quale motivo Gianbattista ed i suoi due Michele abbiano sentito l’esigenza di perseguire un percorso personale, creando qualcosa di diverso e dandosi un nuovo nome che potesse accompagnarli nella nuova avventura: con i suoi brani di consistenza cinematografica (“Rainy Night” e “You Will Die For Me” hanno una bellissima voce femminile, ma non ci dicono chi è) i territori sono ben altri rispetto ad un semplice hard rock, e così è ancora più alto il rimpianto per non avere intuito che alla perfetta rappresentazione di un quadro tanto bello e suggestivo mancava così maledettamente poco.

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