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Pro-Pain – Recensione: Shreds Of Dignity

Settima prova in studio per i newyorkesi Pro-Pain, che segue a distanza brevissima ‘Round 6’ e il disco dal vivo ‘Road Rage’. Il suono, sempre compressissimo e tirato, non è cambiato di molto se non in qualche incursione brevissima nel territorio che fu dei Sepultura di ‘Roots’ e l’attitudine nemmeno. Gary Meskil e i compagni non virano una virgola dalla propria classica forma di metalcore brutale, sorretto da velocità quasi thrashy e urlato in un microfono da una voce soffocata e rabbiosa. L’iniziale ‘The Shape Of Things To Come’, ‘Down For The Cause’, ‘F.O.A.D.’ sono assalti frontali che costituiscono il cuore di un album che contiene –probabilmente- il miglior materiale del gruppo dai tempi di ‘Contents Under Pressure’. La forza magnetica e a suo modo affascinante dei Pro-Pain sta nella propria austera formula hardcore/metal che non muta quasi mai, che da una parte non sorprende ma dall’altra non molla la presa e porta avanti un discorso che –bisogna ammetterlo- a fronte di una certa mediocrità di fondo è ancora plausibile e feroce incarnazione di una realtà (quella di NY) che ha prodotto tante e tali filiazioni tanto malate quanto interessanti. Massicci.

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