Al debutto per Frontiers ma forti di una carriera ormai trentennale alle spalle, gli svizzeri Shakra hanno costruito con i loro dodici dischi in studio (ai quali si accodano due live pubblicati ad inizio anni duemila) una presenza che definisce, o contribuisce pesantemente a farlo, i territori dell’hard rock europeo. Un hard rock asciutto e di sostanza, non necessariamente sguaiato, attratto dall’idea di una maturazione e di una padronanza tecnica da mettere al servizio della melodia. Noi li avevamo lasciati nel 2020, in occasione di una recensione di “Mad World” che avevamo condito con una curiosa citazione da “Boris”, il telefilm. Nonostante non rappresentasse un vero e proprio passo falso, il disco giocava però piuttosto sulla difensiva, colmo di cliche e “privo di tensioni quanto di pensiero laterale”. Come se la centratura svizzera e gli anni avessero finito per prendere un pesante sopravvento, che a questo rock aveva purtroppo impedito di convincerci appieno e spiccare il volo. Non è forse un caso, dunque, che “Just Live Loud!” arrivi a sei anni di distanza da questo amaro senso di indecisione: la scelta di una produzione grezza, i frequenti richiami da parte del cantante Mark Fox a coraggio ed energia, l’insistenza continua con la quale nella presentazione dell’album si parla di libertà creativa e qualità del songwriting sembrano tutti alludere alle mancanze di quell’ultima uscita, rassicurando al tempo stesso sulla volontà di porre rimedio con tredici nuove tracce piene di passione. “Let The Show Begin”, in effetti, picchia decisa con la sua ritmica scandita, le sue due chitarre diligenti ed un ritornello rauco dal vago sapore malinconico che sulle prime non incide, preferendo (forse) la strada tortuosa del crescerti dentro piano piano.
Non si tratta di un inizio particolarmente coraggioso o spumeggiante, a dirla tutta: la canzone scorre sui binari senza osare nulla di speciale, mentre la successiva “Wasteland Warriors” si fa apprezzare per una struttura leggermente più scomposta, che richiama alla memoria le espressioni più semplici dell’hard & glam californiano. Le linee vocali, registrate dallo stesso Fox nel suo interrato, sono melodiche ed in grado di staccarsi dal tracciato percorso dalle sei corde, ma mai davvero ruggenti e ribelli come promesso. La sensazione rimane quella di un calcolo a tavolino, di una quadratura da assicurare prima possibile, di una produzione che mette ogni cosa al suo posto, anche a costo di togliere mordente al lavoro dei pur volenterosi Thom Blunier e Thomas Muster, tanto che le loro parti suonano spesso come sample di quei programmi per fare musica con i nomi pieni di X che andavano di moda negli anni duemila (“Demon Of The Night”, dal finale piacevolmente denso e consistente).
Il sospetto di una verve compositiva non così pirotecnica viene presto confermato da episodi interpretati senza troppa convinzione come una title-track solo orecchiabile e dal sapore vagamente punk, oppure una “When We Were Young” che col suo titolo avrebbe potuto lasciarsi andare e raccontare un mondo… e invece no. Quando in dischi come questi si vuole avere riprova dello spazio che li separa da una scrittura di qualità, basta fare una veloce comparazione tra i loro brani così acquosi (“New Tattoo” è sbiaditissima) e la cover che prima o poi ti riservano: nel caso di “Just Live Loud!” ci pensa una “Left Outside Alone” (Anastacia) servita già a pochi minuti dall’inizio a mettere a nudo cosa si prova al cospetto di un brano ben scritto ed arrangiato. La versione degli Shakra non aggiunge nulla di nuovo all’originale del 2004, ma il duetto con la pur brava Seraina Telli e la volontà di attenersi al materiale di partenza bastano ed avanzano per rendere questi quattro minuti tra i migliori dell’intero lavoro.
In quest’area più riuscita e luminosa trovano posto una ballad più a suo agio con l’attitudine leggermente dimessa del disco (“Legends Never Die”, migliore dell’anonima “High Above The Storm”), una “Lost Generation” che sembra voler finalmente liberare le chitarre, che tutto d’un tratto diventano così generose ed esuberanti al punto da coprire tutto il resto ed anche una “Another Day In The Universe”, che gioca la carta della voce lo-fi come una sorta di ultima – e rassegnata – spiaggia. Per qualche motivo, ascoltando “Just Live Loud!” mi sono venuti alla mente compasso e righello, tanto sono rigidi i confini nei quali si muove questo rock privo di mordente, di creatività, di personalità e di quella locura che già invocavo invano sei anni fa. Ecco, da allora si direbbe che in casa Shakra nulla è realmente cambiato perchè, archiviati i proclami di rito, questo è esattamente il tipo di disco che ci era stato offerto all’epoca, solo con qualche promessa non mantenuta in più. Sul fatto che le scelte stilistiche di una formazione attiva da così tanto tempo vadano rispettate, ecco, su quello non ci piove. Ma la distanza siderale che separa questo album dalle parole con le quali i suoi stessi autori lo presentano, questo sì che è un problema: di idee, di coerenza, perfino di stile.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2026 Tracklist: 01. Let The Show Begin 02. Wasteland Warriors 03. Just Live Loud! 04. Left Outside Alone (Feat. Seraina Telli) 05. Demon Of The Night 06. Legends Never Die 07. Lost Generation 08. When We Were Young 09. Another Day In The Universe 10. New Tattoo 11. High Above The Storm 12. Screaming Silence 13. Left Outside Alone (Solo Version) Sito Web: facebook.com/ShakraBand |

comunque tra questo e mad world ti sei perso invincible del 2023
Ho scritto “noi li avevamo lasciati” perchè – se non sbaglio – quello è l’ultimo disco che abbiamo recensito su queste pagine. Però il conteggio esatto dei dischi in studio prima di oggi, come fai giustamente notare ricomprendendo anche “Invincible”, è di tredici e non dodici come erroneamente riportato. Grazie per la precisazione!
(in reply to magus79)