Dediti ad un metal epico e melodico di diretta ispirazione cinematografica (o per meglio dire televisiva, con “Game Of Thrones” e “Vikings” tra le maggiori influenze citate), gli svedesi Shadowborne debuttano con “Heaven’s Falling”, album di durata contenuta – di poco oltre i trenta minuti – e dal background quanto meno misterioso. La biografia del quintetto fronteggiato dalla bionda Eira Shadowborne si presenta infatti particolarmente inconsistente, con nessun dato fornito alla stampa ed ai fan per raccontare la genesi di questa nuova formazione: gli unici elementi di spicco che vale la pena annotare sono dunque l’essersi affidati al famoso Patric Ullaeus per la realizzazione dei video a corredo del disco, la disponibilità dello stesso anche su vinile e la copertina realizzata dall’italiano Alessandro “Alle” Conti, anche cantante per Trick Or Treat e, forse a giustificare la connessione con la scena scandinava, gli svedesi Twilight Force. Composto da dieci tracce, e senza che vi sia dunque la possibilità di aggiungere altri gustosi retroscena, l’album si apre con l’elettronico/sinfonico di “Winter Is Coming”, omonima di un bellissimo brano dei tedeschi Beyond The Black (2023). La proposta degli Shadowborne è in realtà solo un’anonima intro, forse nemmeno necessaria nel contesto di un lavoro già relativamente corto, messa lì per introdurre “High And Low”, vero primo brano del lotto. La canzone si caratterizza per il suo sviluppo fresco e sbarazzino, i cui tratti epic si fondono con suoni brillanti, strutture semplici e ritornelli facili da assorbire e memorizzare.
Con l’unica concessione heavy data dal bell’assolo a cura del chitarrista The Oathbearer, l’inizio si pone grosso modo a metà strada tra Lordi e Hammerfall, con un tocco pop che ritroviamo – se possibile amplificato – anche nei tom della successiva “Wolf And The Queen”. Quello che traspare, soffermandosi sul drumming divertito e sulla presenza per nulla nascosta delle tastiere, è un orgoglio pop che avvicina la proposta degli Shadowborne più ad un disco delle Venus 5 della maison Frontiers che non a qualcosa di Iron Maiden, Beast In Black o Battle Beast, come le note di Scarlet Records vorrebbero farci credere/sperare. Raramente infatti “Heaven’s Calling” si spinge oltre la comfort zone di un power melodico e filtrato, addolcito, che certamente conosce qualche momento di maggiore intensità (“Custodians”) ma mai si discosta in modo deciso dalla sua impostazione conservativa, ultra accessibile e già sentita.
La performance della cantante Eira è grintosa ed efficace, forte di un piglio esteso che mi ha ricordato quello di Tezzi Persson al suo esordio con i nostri Hell In The Club, autori però con “Joker In The Pack” di un disco molto più sfaccettato, robusto ed interessante. Nel caso degli Shadowborne i motivi di interesse vanno cercati col lanternino, e si identificano in una presentazione generalmente molto quadrata (“Hold The Door” è uno dei pezzi più diretti ed incisivi, vibrerà molto bene dal vivo), in un bilanciamento sapiente che nella produzione di Kristoffer Göbel (Six Foot Six) mette molto peso ed attenzione sulle spalle della cantante e che agli elementi “sinfonici” (che il virgolettato è d’obbligo) riserva un ruolo di normale contorno, senza che il disco possa mai offrire – con la possibile eccezione di una conclusiva “The Raven” in quota Tarja – dei momenti davvero evocativi, profondamente ispirati o atmosferici.
Come testimoniato dalla sua presentazione lacunosa, dalla sua durata compressa e dalla sua iconografia inflazionata, “Heaven’s Falling” è un debutto dalle pretese chiare e volutamente limitate, diciamo realistiche: le sue tracce sono assemblate allo scopo di offrire un divertimento di facile consumo (“Stranger To Myself”), sempre attento alla riuscita della sua intenzione melodica, curato in un dettaglio che però rimane fine a se stesso, senza trasformarsi in vera emozione, contrasto o sorpresa. Nonostante le critiche che un atteggiamento così conservativo può attirare, va però aggiunto che gli svedesi dimostrano allo stesso tempo anche una perfetta conoscenza dei meccanismi, un impeccabile senso della misura, un dono della sintesi che permette loro di mantenersi sempre abbondantemente oltre la soglia del minimo sindacale. Insomma, questo è un disco le cui fortune saranno strettamente legate alle aspettative che si nutriranno al momento di approcciarne ascolto. Se siete alla ricerca della novità o della next big thing, il power melodico di “The Wall” potrà farvi al massimo sbadigliare. Ma se l’estate dovesse cogliervi di sorpresa, e farvi avvertire il bisogno di un coro pieno e rinfrescante, sarà paradossalmente la stessa canzone ad offrirvi proprio il temporaneo e generoso ristoro di cui avete bisogno.

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Etichetta: Scarlet Records Anno: 2026 Tracklist: 01. Winter Is Coming (Heims Advenit) 02. High And Low 03. Wolf And The Queen 04. Custodians 05. Hold The Door 06. Heaven’s Falling (Dragons’ Hymn) 07. Stranger To Myself 08. The Wall 09. Raven 10. End Of The World Sito Web: facebook.com/profile.php?id=61586703462975 |
