Shadow Of Intent + Enterprise Earth + AngelMaker + To The Grave + Human Deception: Live Report della data di Milano

L’anno nuovo inizia con un vecchio concerto; risale infatti a poco meno di tre anni fa il comunicato ufficiale della prima calata europea per gli americani Shadow Of Intent, che nel frattempo hanno pubblicato un album stratosferico, mentre il tour ha visto diverse modifiche tra i suoi protagonisti: Enterprise Earth e To The Grave al posto degli australiani Aversions Crown e The Zenith Passage. Una serata quindi all’insegna del deathcore più brutale in circolazione col Legend Club di Milano imbottito di gente, ma procediamo con ordine.

HUMAN DECEPTION

A battezzare questo giovedì ci pensano i nostrani Human Deception, che hanno il compito sfortunato di suonare dinanzi a pochissime ma accoglienti persone. Il loro stile è molto più standard rispetto alle sonorità seguenti, ma non per questo meno coinvolgenti. Hanno suonato bene e hanno dimostrato il loro, sanno muoversi sul palco e non si può dirgli nulla. Sicuramente li rivedremo in qualche altra serata simile.

TO THE GRAVE

Cambio palco in men che non si dica ed ecco salire gli unici australiani superstiti dal primo comunicato: i To The Grave. Con il loro stile che mischia old-school con suoni ultra moderni e trovate al limite del djent si sono fatti una bella nomea tra gli addetti ai lavori e per questo sono una delle band più interessanti di questa sera. La prima cosa che salta all’occhio è la statura del frontman Dane Evans, che dimostra un’aggressività sul microfono davvero fuori da ogni limite. Dato il clima molto intimo che crea il Legend Club tutta la band si lancia a pesce con suoni e bass-drop da far tremare anche il parcheggio dietro il locale, spinti da un pubblico super carico che non vede l’ora di darsele di santa ragione grazie alle ritmiche serrate dei To The Grave. Con tutto questo movimento a una certo punto ci troviamo Evans che viene sollevato dalle prime file e fatto saltare mentre lancia dei guttural più animaleschi che umani, creando un pit da prognosi riservata. Bastano i loro trenta minuti per giustificare il prezzo del biglietto.

Setlist:

  • Warning Shot
  • Red Dot Sight
  • Terrorist Threat
  • Miserable SUmmer
  • Axe Of Kindness
  • Wastage

ANGELMAKER

A seguire i canadesi AngelMaker, famosi nel mondo -core per avere due cantanti a duettare su ogni brano. Il loro album omonimo del 2019 è diventato subito leggenda, lanciandoli in ogni angolo sperduto dell’America Settentrionale a suonare. Molto curioso di vedere come si comportano dal vivo, partono in quarta grazie a un immediato circle pit che si espande fino a coprire quasi tutto il locale. Anche per loro solo mezz’ora in cui dare il meglio di sé, e sarà ciò che avremo: divideranno la scaletta tra l’ultima fatica “Sanctum”, l’album omonimo citato pocanzi, e un brano da “Dissident”. La violenza non manca e lo fanno capire già con “Slaughter”, in cui i mosher possono liberarsi di ogni peso per menare con amore il prossimo. Il tenore del loro live è davvero su altissimi livelli, non permettendo mai un momento di respiro, mentre il continuo scambio di voce dona un’ottima elasticità della band che non annoia. Ma la vera bomba arriva alla fine con la famigerata “Leech” che, grazie al suo intro, infiamma per l’ultima volta tutti i presenti. Un ottimo concerto che conferma come anche gli AngelMaker siano l’ennesima band deathcore che ci sa davvero fare.

Setlist:

  • Slaughter
  • Vengeance
  •  Bloodthirster
  • What I Would Give
  • Hollow Heart
  • Radiance In The Light Of A Dying Sun
  • Leech

ENTERPRISE EARTH

Avendoli intervistati poco prima del concerto, ero sinceramente in attesa di poterli rivedere sotto un occhio diverso rispetto a quanto accaduto con i Fit For An Autopsy. Dan è ufficialmente fuori dal progetto e ora Travis ha ereditato un compito pesante, ma che gli risulta fin troppo facile. Il carisma che ha questa band nonostante i numerosi cambi la rende un piccolo miracolo nel mondo della musica estrema. Come ovvio che sia, tutta la scaletta sarà focalizzata sull’ultimo “The Chosen”, con la presentazione dei tre nuovi singoli (uno dei quali non era ancora stato presentato in modo ufficiale nda), più un simpatico siparietto a fine concerto. Di differenze rispetto ad un anno fa ce ne sono poche, se non che noto molto più affiatamento e amicizia tra tutti i membri, cosa che sul palco ha un’importanza essenziale. Come un anno fa la presenza di una sola chitarra non danneggia in modo irreparabile il risultato finale sui suoni di una proposta che, irrimediabilmente, deve avere almeno due persone alle sei corde, chissà in futuro se ci sarà un’aggiunta. La loro peculiarità di avere delle evidenti influenze thrash crea brano dopo brano una serie infinita di circle pit inglobando quasi tutti i presenti. I loro quarantacinque minuti sono intensi, suonati alla perfezione, soprattutto grazie alla chiusura con “You Couldn’t Save Me”, uno dei brani più pesanti di The Chosen. Che dire? Band che si sta dimostrando elastica nella nuova strada intrapresa e che invito ad ascoltare. Alla fine, mentre salutano il pubblico, vediamo sbucare il fotografo accompagnato dalla crew con in mano una torta: oggi è il compleanno di Gabe (chitarrista nda), che viene accompagnato allo spegnimento delle candeline con un coro generale di auguri. Ottimo modo per porre il definitivo fine a questo loro concerto.

Setlist:

  • Psalm Of Agony
  • Scars Of The Past
  • Reanimate // Disintegrate
  • Death Magik
  • A World Without Us
  • They Have No Honor
  • You Couldn’t Save Me

SHADOW OF INTENT

L’ultimo gruppo è anche quello più atteso di tutti, con una discografia di altissimo livello, ma soprattutto con una fama che è cresciuta in modo esponenziale durante la pandemia. La grandissima caratteristica degli americani è il mix devastante di elementi sinfonici con i più brutali riff deathcore degli ultimi anni, creando così una ricetta molto più trasversale che accumuna gli amanti dei tecnicismi con quelli dei breakdown spezza-ossa. Ci presenteranno dal vivo tutti i loro album registrati, partendo però con l’ultimo fantastico “Elegy” e la canzone “Farewell”, che aizza subito tutta la platea. Come per gli Enterprise Earth, anche qui troviamo una sola chitarra che detta legge: Chris Wiseman (chitarrista anche dei Currents visti pochi mesi fa al Never Say Die Tour nda) e anche per loro la mancanza di un rinforzo non si fa sentire, ci pensano le basi sinfoniche a costruire un impressionante muro di suono. La loro esibizione è precisa, l’unico che mi sembra un po’ annoiato, o per meglio dire scoglionato, sembra il bassista Andrew, ma non capisco se sia il suo classico mood o se fosse dovuto ad altro il suo sguardo perso nel vuoto. Diciamo che il suo modo di suonare stona molto sia con l’atmosfera che creano le canzoni degli Shadow Of Intent sia con l’energia che sprigionano gli altri suoi compagni. Tolto questo piccolo particolare, il tutto si svolge liscio come l’olio, ma l’asso di picche è quando Ben introduce il loro cavallo di battaglia: “The Heretic Prevails”, il singolo che li ha resi celebri in tutto il mondo e che viene introdotto da un coro generale degli spettatori.
Suoni spaziali, Legend Club pienissimo e prima calata italiana per la combo americana di estremo successo. Un dettaglio che non è facile ritrovare in altre realtà metal è che sono completamente indipendenti, niente casa discografica, niente distribuzione, niente promoter sponsorizzato, ma soprattutto, come detto dallo stesso Ben prima di salutarci con “Malediction”, il loro progetto doveva essere solo da studio. Grazie all’incredibile successo ottenuto online, non potevano esimersi dal mettersi on the road e mostrare le loro incredibili capacità tecniche. Super band per un super concerto, da tenere assolutamente sotto controllo in futuro.

Setlist:

  • Farewell
  • Saurian King
  • Barren And Breathless Macrocosm
  • The Heretic Prevails
  • Of Fury
  • The Prelude To Bereavement
  • The Prophets Beckoning
  • The Coming Fire
  • Blood In The Sands Of Time
  • Reconquest
  • Melancholy
  • Malediction


Anno: 2023


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