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Seventh Crystal – Recensione: Infinity

Per qualche motivo, quando vedo “crystal” nel nome di una band penso sempre a qualcosa di elaborato e progressive… e invece no, perché i Seventh Crystal sono in realtà “solo” una formazione hard rock proveniente dalla Svezia, con all’attivo due album in studio ed un live pubblicato nel 2021, sempre ad opera di Frontiers. Il sestetto con base a Goteborg è autore di quello che, solamente pochi mesi fa, avevo definito “un rock di sintesi”, fluido leggero e minimo ma nel senso migliore possibile, perché le melodie erano azzeccate con efficacia chirurgica e le nove tracce tutte più o meno in grado di lasciare un palato piacevolmente dolce, e la pancia piena. Avanzamento veloce, come con i porno in VHS, e ritroviamo ancora una volta la formazione messa in piedi da Kristian Fyhr (Perpetual Etude/Ginevra) alle prese con una nuova uscita, che in questa occasione prende l’agile forma dell’EP. “Infinity” contiene infatti cinque canzoni che furono registrate contestualmente a “Wonderland” ma che la band riteneva potessero avere vita propria, rappresentando anche un lato diverso dei Seventh Crystal che valeva la pena presentare in modo autonomo, indipendente, separato. Una sorta di appendice, quindi, destinata a completare ulteriormente l’idea – al momento piuttosto positiva – che a suo tempo ci siamo fatti di questi ragazzi e della loro musica. Non possedendo l’elaborato storytelling di un vero album, i diciotto striminziti minuti di “Infinity” si possono commentare tranquillamente traccia per traccia, un approccio meccanico e puramente descrittivo quanto si vuole, ma che in questo caso nulla toglie. La title-track si rivela piacevolmente più graffiante ed incisiva rispetto al melodico rifinito al quale i Seventh Crystal ci avevano abituato in passato, complice soprattutto un approccio più grintoso da parte dello stesso Fyhr.

Seventh Crystal - "Higher Ground" - Official Music Video | @SeventhCrystal

Se la punteggiatura a base di suoni puliti e tastiere non cambia di molto, la pesantezza del drumming di Anton Roos ed il piglio con il quale il cantato tiene tutto sotto controllo giustifica fin dai primi istanti l’esistenza stessa di questa uscita, che nonostante la sua brevità contiene elementi genuinamente interessanti. La successiva “Memory Lane” presenta anch’essa una tinta più scura rispetto al passato, suggerendo più l’idea del vicolo fumoso che non dell’arena estiva nella quale tutti cantano spensierati. La musicalità, la leggerezza dei testi e lo spessore radiofonico rimangono inalterati, su questo non ci sono dubbi, e va benissimo così altrimenti “Infinity” sarebbe finito col diventare una sorta di inspiegabile ripensamento, piuttosto che un gustoso addendum. Invece queste canzoni danno un’idea di possibilità e progressione che in meno di venti minuti non si può ancora definire pienamente realizzata, ma che certamente metterà la band scandinava di fronte ad una scelta interessante e difficile al momento di comporre il nuovo materiale. La capacità di comporre brani che scorrono senza noia né intoppi rimane assolutamente immutata, a garanzia del fatto che quanto finora pubblicato non è frutto del caso: la stessa esistenza di una formazione a sei elementi suggerisce un’idea di stabilità che, paradossalmente, è essenziale per far suonare il tutto così deliziosamente leggero ed apparentemente privo di sforzo.

Il battere incisivo di “Ready Set Go!” è fatto per trascinare fin dai primi momenti, ed anche questo episodio non delude: il ritornello è diretto in pieno stile “Seventh Crystal” – che già il fatto di riconoscerne l’esistenza è un traguardo non da poco per una formazione agli inizi – ma il basso di Olof Gadd possiede un nervo incisivo che spinge, una robustezza metallica che suggerisce come questa sezione ritmica possa misurarsi con ogni tipo di sfida senza scomporsi. “Rivals” è un episodio affidato esclusivamente a voce, archi e pianoforte, che esalta tutta la sensibilità della quale Fyhr ed i suoi compagni sono capaci: esecuzione e produzione sono impeccabili, i suoni brillanti senza risultare stucchevoli e l’interpretazione autentica, appassionata dal primo all’ultimo secondo. Impossibile, insomma, pretendere di più da una ballad che non farà sfracelli, ma al tempo stesso dà ancora più sostanza e spettro a questa uscita. “Silence” conclude gli ascolti in modo altrettanto degno: ritmata ma anche sofferta, è la traccia perfetta per riassumere quanto i Seventh Crystal hanno inteso offrire con “Infinity”, ovvero l’immagine di una realtà dotata di un grande talento compositivo al quale la semplice etichetta “melodic” comincia a stare stretta. E nel vederli soffrire, quasi costretti all’interno di abiti che all’improvviso sembrano essersi fatti di due taglie più piccole, non possiamo che rallegrarci nell’attesa di sapere come – da talenti veri quali sono – risolveranno il sartoriale problema.

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